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Tratto da IL CENTAURO anno 12 ottobre 2006 numero
107
Al
peggio non c’è mai fine! E’ una frase già sentita, già usata in altre
occasioni da altri autori e da altri colleghi, ma è da qui che intendo
iniziare … Con questa frase piuttosto eloquente, nel contesto
dell’argomento che, seppur brevemente, attraverso queste pagine mi
accingo ad illustrare, sebbene per ovvie ragioni di sicurezza legate
alla riservatezza nello sviluppo delle indagini di polizia giudiziaria
in ambito nazionale ed internazionale, debba tacere volutamente
particolari peculiarità, affronterò quella che è definibile una
riflessione ad alta voce, tra noi addetti ai lavori, sul tema della
diffusione delle targhe dei veicoli stradali clonate o, per lo meno,
presunte tali . Sull’argomento è necessario richiamare alla memoria
pregressi scritti dell’amico e collega Raffaele Chianca con il quale, da
qualche tempo, ho inteso intraprendere il comune cammino nell’analisi e
nello studio del variegato mondo dei reati tipici, e forse anche
atipici, commessi dalle organizzazioni criminali che operano nell’ambito
della circolazione stradale. Ma veniamo a Noi! E’ ormai conclamato, e
non è un segreto per nessuno, che sul territorio Nazionale operano
soggetti in grado di dotare veicoli compendio di furto di carte di
circolazione, documenti assicurativi e targhe false, il così detto
“completo”, attraverso il cui uso altri soggetti, ovviamente senza
scrupoli, si spostano sul territorio con finalità non certo legate alla
filantropia. Doveroso è chiedersi le ragioni per le quali una targa
viene clonata, ovvero quali sono le motivazioni che spingono alcuni
soggetti all’autonoma realizzazione delle impronte autentificatrici,
tali sono da considerarsi le targhe di immatricolazione secondo la
lettera del vigente codice penale che, chiamato in causa dall’Art. 100
del C.d.S., sanziona tutte le condotte costituenti reato afferenti la
sfera dell’utilizzo, della realizzazione e della produzione delle
targhe, siano esse false, alterate, manomesse o “clonate”. Come è
abbastanza ovvio ritenere, chi produce il “completo” o parte di esso, lo
fa per ricevere in cambio un ingiusto profitto, trattandosi di portare a
compimento più azioni tutte costituenti reato. Per chi commissiona e fa
uso del “completo”, o di parte di esso, limitandoci alle targhe di
immatricolazione, partiamo da una considerazione: “chiunque fa uso di
una targa apocrifa, sia essa alterata, contraffatta, clonata o falsa, ha
l’intenzione di violare la legge”, e quindi deve essere considerato una
minaccia per l’intera collettività poiché, soprattutto nel periodo
storico che stiamo vivendo, chi si muove sul territorio con il fine
precipuo di dissimulare il proprio status, è sicuramente e
potenzialmente un appartenente ad organizzazioni criminali, più o meno
ramificate, dedite a delinquere, ed in alcuni casi, a sovvertire
l’ordinamento democratico. In questi casi potremmo fare dei parallelismi
con altri fenomeni criminali in voga, e cioè a quello dell’uso ormai
generalizzato di documenti di identità falsi, ed a quello, a mio modo di
vedere molto allarmante per ciò che riguarda il mondo della
motorizzazione, legato ai falsi nelle polizze di assicurazione per la
copertura R.C. Auto, per il quale sarebbe auspicabile una rivisitazione
del vigente c.p., nella parte che prevede e punisce tali condotte,
partendo dall’impianto giuridico che considera il documento assicurativo
un atto tra privati. Ma perché clonare una targa? E’ molto semplice;
attraverso l’utilizzo di un’impronta clonata falsa ogni rilevazione da
parte delle forze di polizia per mezzo dei sistemi di controllo remoto,
e quindi al di fuori delle situazioni legate all’immediata contestazione
ed identificazione del conducente fa sì che quella determinata condotta
legata ad un illecito, sia esso amministrativo o penale, venga
attribuita ad un terzo ignaro di ogni cosa! Con immaginabili
ripercussioni sull’esito delle attività operative. Senza voler creare
alcun allarmismo a questo punto è bene dirci in tutta franchezza, come
le targhe ed i documenti d’identità apocrifi (tutti i tipi di
documento), siano usati più di quanto si possa pensare. Non sempre però,
nell’ambito del servizio d’Istituto, ci imbattiamo in situazioni
operative in cui è possibile avere diretta contezza della targa oggetto
della “clonazione”; spesso, infatti, è possibile che il cittadino si
rivolga a noi poiché da una località della penisola è pervenuto al
proprio indirizzo, attraverso il sistema di notificazione a mezzo posta,
un provvedimento amministrativo afferente una violazione alle norme del
vigente codice stradale. In questi casi l’ignaro intestatario del
provvedimento giura e spergiura di non essersi mai recato in quella
località e, nella maggioranza dei casi, parlo almeno per quelli da me
trattati in prima persona, è in grado di documentare dove si trovava nel
giorno e nell’ora della commessa violazione. Si tratterà di un clone
della targa o presunto tale? Sì…, forse…, boh …!? Che fare? Come agire?
Cosa consigliare? Cominciamo dalla fine, ovvero cosa consigliare. Il
miglior consiglio che possa ricevere l’interessato “dall’amico di turno”
è quello, se non si è ancora rivolto ad un ufficio di polizia, di
indicargli l’ufficio, il reparto o il comando territoriale a lui più
vicino; mai agire d’impulso, magari prestando fede ai consigli
sbagliati, andando a denunciare l’avvenuto smarrimento delle targhe del
veicolo interessato per poi reimmatricolarlo. Questo non va fatto
perché, oltre ad essere onerosa in termini di portafoglio, la
reimmatricolazione ha un costo, denunciare falsamente alle preposte
autorità di polizia l’avvenuto smarrimento/furto della targa
d’immatricolazione, secondo l’orientamento della Suprema Corte di
Cassazione, integra il delitto di cui al combinato disposto degli artt.
477, 482 e 490 c.p. Ma allora, …che fare? L’abbiamo già detto! L’utente
deve rivolgersi alle forze di polizia a cui denuncerà l’accaduto,
fornendo ogni particolare utile. Per gli addetti ai lavori mi permetto
di dare qualche piccolo suggerimento: verifichiamo innanzitutto
l’attendibilità di quanto ci viene riferito, e prendiamo visione del
veicolo e dei documenti di circolazione che lo accompagnano, poi,
valutato il caso concreto, indichiamo al nostro interlocutore quanto sia
opportuno sporgere denuncia riguardo al fatto che ignoti stanno facendo,
ovvero hanno fatto, uso di una sequenza alfanumerica corrispondente a
quella del veicolo immatricolato a suo nome; rendiamo edotta la parte di
inoltrare all’autorità amministrativa (ex art. 203 C.d.S.), ovvero al
giudice di pace (ex art. 204 bis C.d.S.) territorialmente competente,
ricorso in ordine al verbale di contestazione notificato (infatti con la
sola presentazione dell’atto di denuncia non si interrompono
automaticamente i termini di legge in ordine al procedimento
amministrativo instaurato con la verbalizzazione dell’accertata
infrazione). In taluni casi la questione si è risolta in breve tempo,
poiché talvolta è capitato che l’organo accertatore abbia potuto
commettere involontari errori materiali nella trascrizione dei dati
della targa, attribuita al veicolo con il quale venne commessa
l’infrazione. In questi frangenti, infatti, attraverso la verifica degli
accertamenti di violazione, è possibile dirimere la questione riuscendo
a stabilire che si trattava di un “presunto clone”, dovuto ad una
disattenzione nella puntuale trascrizione della sequenza alfanumerica
della targa, o in un’erronea lettura del dato a causa di una orribile
grafia dell’agente accertatore. E se la targa fosse veramente oggetto di
clonazione? Come porre freno a queste condotte? In questo caso è la
moderna tecnologia che ci viene in soccorso. Infatti grazie
all’esponenziale informatizzazione, attraverso la banca dati S.D.I., è
possibile risalire immediatamente allo stato giuridico in cui versa
quella determinata targa e, conseguentemente, anche il veicolo su cui è
apposta, significando che attraverso la banca dati, qualora venga
denunciata una situazione contingente, attribuibile ad una probabile
clonazione della targa, è possibile inserire quel dato in ricerca come
“CLONE TARGA”. Ma l’arma vincente di chi si occupa delle fenomenologie
legate agli illeciti di natura amministrativa e penale, legati al mondo
della circolazione stradale, è la professionalità, la preparazione, e
soprattutto la voglia di essere costantemente aggiornati. Infatti,
nell’ambito delle indagini volte all’individuazione di un veicolo che
circola con targhe clonate, è assolutamente determinante lo scambio
delle informazioni tra uffici, reparti e comandi di polizia i quali,
solo così, attraverso la sinergia di tutti, potranno dare concreta
risposta alle esigenze di legalità che animano la stragrande maggioranza
della collettività, lasciando da parte i colori e le fogge delle giubbe
che indossiamo. Ovviamente queste poche righe, con le quali è stato
appena sfiorato l’argomento non sono altro che, come ho già detto in
premessa, una riflessione tra addetti ai lavori, e non hanno alcuna
pretesa di esaurire l’argomento, ma credo ed auspico che possano
suscitare l’interesse ad approfondire queste tematiche, in coloro che
operano costantemente sulle strade del nostro Paese, per garantire la
sicurezza di noi tutti.
* Ispettore
Capo della Polizia di Stato Sezione Polizia Stradale La Spezia
Referente Provinciale A.S.A.P.S. Referente Nazionale di World’s
Vehicle Documents Iscritto nell'albo nazionale docenti I.S.O.Po.L.
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Per ogni approfondimento sull’argomento: Raffaele Chianca
“Viaggio nel mondo
delle targhe. La loro storia, le targhe attuali e quelle false” da “IL
CENTAURO” anno 8 numero 73 novembre/dicembre 2002 Raffaele Chianca –
Gianluca Fazzolari “Le targhe dei veicoli” dal sito
www.vehicle-documents.it
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