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Tratto da IL CENTAURO anno 13 ottobre 2007 numero
116
Si dice
che la speranza è l’ultima a morire e allora io spero, e non mi
rassegno, che qualcosa si può fare per limitare quello che non esito a
definire il “caso”. Sì perché di caso si tratta, anche se sembra
interessare soltanto pochi addetti al settore e qualche migliaia di
vittime sempre più arrabbiate.
Sto parlando dei furti dei
veicoli a due ruote, motocicli e ciclomotori, fenomeni da affrontare
separatamente. Diamo un’occhiata alle statistiche dei furti negli ultimi
dieci anni:
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MOTOCICLI |
CICLOMOTORI |
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1996 |
11.207 |
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1996 |
90.248 |
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1997 |
12.280 |
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1997 |
100.338 |
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1998 |
13.292 |
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1998 |
78.335 |
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1999 |
17.237 |
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1999 |
101.667 |
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2000 |
18.890 |
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2000 |
59.542 |
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2001 |
22.579 |
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2001 |
51.179 |
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2002 |
28.587 |
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2002 |
51.525 |
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2003 |
33.393 |
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2003 |
54.192 |
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2004 |
35.076 |
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2004 |
45.418 |
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2005 |
38.043 |
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2005 |
43.166 |
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2006 |
45.969 |
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2006 |
46.741 |
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I MOTOCICLI
Negli
ultimi dieci anni la crescita è stata costante e con percentuali
altissime. Intanto, perché non si dica che non abbiamo studiato,
fissiamo qualche dato.
Il parco dei motocicli
circolante in Italia è in aumento: al 31.12.2005 era di 4.938.359,
l’anno prima (2004) era di
4.574.644 (fonte ISTAT –
PRA). Lo stesso si dica per quanto riguarda le immatricolazione che
hanno avuto un incremento del 5,83 passando da 420.478 nel 2005 a
444.987 nel 2006 (fonte Ministero dei Trasporti). Il dato comunque non
spiega come mai, nello stesso periodo, i furti invece abbiano avuto un
incremento del 20,08 % (2005/2006).
Qualche
anno fa (2001), un autorevolissimo e stimato esperto del settore,
trattando il fenomeno scriveva: “Attenzione a interpretare i numeri:
nell’aumento dei furti di moto ha sicuramente peso l’aumento del parco
circolante dovuto all’aumento delle immatricolazioni, così come nella
forte diminuzione dei furti di motorini pesa la diminuzione
“d’interesse” per un settore in forte contrazione anche nelle vendite.”
Più o
meno dello stesso avviso il rapporto sulla criminalità del Ministero
dell’Interno nel nostro paese (2006) che, anche se associando e
calcolando impropriamente i furti di moto e ciclomotori, sostiene:
“Invece,
i furti di motoveicoli denotano un andamento più movimentato. Dopo aver
raggiunto un tasso di furti di 19,1 ogni mille moto circolanti nel 1979,
i furti diminuiscono fino al 1987 (5,5) per poi ricrescere per il
quinquennio successivo, raggiungere un picco nel 1991 (7,3) e diminuire
di nuovo fino al 1996 (4,6).
Negli
ultimi dieci anni la crescita è invece continua e raggiunge nel 2006 un
tasso di 8,4, riportando i valori a quelli della metà degli anni
ottanta. Questo aumento in controtendenza potrebbe essere associato alla
diffusione degli scooter da città. I motoveicoli nel complesso
aumentano, infatti, molto nell’ultimo decennio, passando da 2.531.946
nel 1996 ai 3.375.782 nel 2000 e ai 5.786.115 nel 2006. Anche i furti
crescono sensibilmente, dagli 11.336 del 1996 ai 19.069 del 2000 ai
48.330 del 2006. Nel complesso i furti sembrano crescere più che
proporzionalmente rispetto al numero di motoveicoli presenti sul
territorio. Infatti, la crescita dei furti nel decennio 1996-2006 è
stata del 326% rispetto ad una aumento dei motoveicoli del 129%.
Ugualmente, nel periodo 2000-2006 i rispettivi aumenti sono stati del 71
e del 153% e nell’ultimo triennio 2004-2006 la crescita è stata del 26 e
del 28%”.
Non sono
del tutto d’accordo con la tesi che i furti seguono in percentuale le
vendite e le immatricolazioni; infatti, se consideriamo che i furti dei
motocicli, tanto per fare l’esempio, sono cresciuti in poco più di un
triennio di oltre il 76%, non si può francamente sostenere che questo
dipenda, o che abbia del tutto a che fare, con l’aumento del parco
circolante e delle immatricolazioni. A parere di chi scrive, forse ci
sono cause molto più complesse o forse alcune di queste cause si
conoscono bene ma non se ne vuole parlare.
E
allora, di una di queste provo a parlarne io! Sono andato a rivedere le
più importanti operazioni di Polizia degli ultimi anni, e mi sono reso
conto della presenza di una costante che non può essere sottaciuta.
2003 - Varese
La Polizia di Stato
arresta 18 persone e ne denuncia 58 ritenute responsabili di furto,
ricettazione e riciclaggio di motociclette sportive delle più note
marche italiane e straniere. Le moto rubate venivano nascoste in
appositi magazzini, successivamente individuati, taroccate e fornite di
documentazione falsa, per essere nuovamente piazzate intere o a pezzi, a
compiacenti personaggi gravitanti nell’ambiente delle competizioni
sportive e dei raduni e a titolari di attività di vendita o riparazione
di motocicli. Tra gli indagati vi sono piloti di campionati minori,
titolari di team, organizzatori di competizioni, commercianti del
settore.
2005
- operazione "King Road"
La Polizia Stradale arresta 19 persone, tra questi ci sono anche tre
funzionari della Motorizzazione Civile di Cosenza, Macerata e Reggio
Calabria, nonché alcuni rappresentati di agenzie di pratiche che
avrebbero contraffatto i documenti per rimettere in circolo, "ripulite",
le moto di marca Harley Davidson, circa 300. Il fulcro del presunto
riciclaggio è stato individuato in tre note concessionarie, che oltre a
riciclare le moto rubate avrebbero in pratica costruito completamente
nuove Harley usando i pezzi di ricambio ricavati da motociclette rubate.
2006 - operazione SUPERBIKE
La
Polizia Stradale arresta 4 persone. Pezzi di ricambio per moto,
destinati anche ai circuiti della Superbike, per un valore di circa 250
mila euro, vengono sequestrati.
Le moto rubate a Roma e
provincia venivano smistate nel nord italia. Coinvolte nell’indagine
almeno tre rivendite di veicoli e alcuni team che utilizzavano moto
rubate o parti di esse.
Fatta
salva l’indiscussa onestà e professionalità della maggioranza degli
operatori del settore, sembra indiscutibile e costante che nei traffici
illeciti sono coinvolti irreprensibili addetti del settore, così come
risulta evidente che le moto “taroccate” e le parti di ricambio
provenienti da veicoli rubati transitano per insospettabili esercizi
commerciali o finiscono nei circuiti mototociclistici di tutta Italia.
Una nota
azienda commerciale di vendita di motocicli e parti di ricambio del nord
Italia scriveva nel suo sito Web “NON ACQUISTATE ACCESSORI E RICAMBI DI
DUBBIA PROVENIENZA. UN GIORNO QUELLE STESSE PERSONE POTREBBERO SMERCIARE
I PEZZI DELLA VOSTRA STESSA MOTO, IL FRUTTO DEL LAVORO, DELLA PASSIONE E
DI TANTO AMORE PER LE BICILINDRICHE. IL MERCATO NERO DEI RICAMBI ESISTE
ED È PURTROPPO ALIMENTATO DALLA RICHIESTA. INFORMATEVI BENE PRIMA DI
ACQUISTARE RICAMBI A PREZZI TROPPO BASSI. LA LEGGE PUNISCE ANCHE CHI
ACQUISTA MERCE RUBATA”. Lodevole iniziativa se non fosse che l’azienda
in questione predica bene e razzola male perché nel corso di una
recentissima perquisizione presso di essa sono stati rinvenuti e
sequestrati: propulsori e parti varie che hanno permesso di identificare
23 moto di provenienza furtiva.
E’
giusto affermare, ad onor del vero, che sono pochi i disonesti a fronte
di una moltitudine di persone corrette, certo che sì. Tuttavia c’è da
chiedersi perché lo stesso fenomeno non si presenta con la stessa
frequenza nel commercio di altre categorie di veicoli e non si leggono
campagne contro, passatemi il termine, il malcostume di acquistare parti
di ricambio da “personaggi” ambigui e nullafacenti che, non si capisce
come e soprattutto dove, reperiscano tutto questo materiale di recente
costruzione.
Mi chiedo ad esempio se esiste una reale volotà di affrontare
seriamente il fenomeno così come avviene in altre parti del mondo, mi
chiedo, ad esempio, se sia
giunto il momento di
ristabilire un minimo di legalità nei circuiti motociclistici italiani,
ove tutti sanno e fanno finta di non sapere. Serve il contributo di
tutte le parti in campo, utenti, costruttori, imprese assicuratrici,
associazioni, è troppo semplice e conveniente illudersi, come al solito,
che si tratti unicamente di un difetto di intervento da parte della
Polizia.
Se il
problema principale, come sembra, e quello della cannibalizzazione,
perché non si trova qualche casa costruttrice di buona volontà disposta
ad utilizzare i cosiddetti dissuasori o marcatori che renderebbero
sicuri i veicoli anche da questo rischio, possibile che non si comprenda
l’enorme danno che loro stessi stanno subendo in ragione di mancate
vendite di parti di ricambio.
I Ciclomotori
Nessuno
è perfetto! Ho, da oltre un anno, sbandierato ai quattro venti quanto
avrebbero inciso positivamente le modifiche al codice della strada
introdotte dal Decreto Legislativo 15 gennaio 2002 n. 9 in materia di
circolazione dei ciclomotori, ma questo non è accaduto.
Come
tutti sanno dal 14 luglio 2006 sono entrate in vigore le disposizioni
introdotte dal D.P.R. 6 marzo 2006, n. 153 e dal decreto dirigenziale
del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti 15 maggio 2006 che
hanno dato completa attuazione alle norme dell’art. 97 del Codice della
Strada, come modificato dal decreto legislativo 15.1.2002 n. 9, che
disciplina la circolazione su strada dei ciclomotori.
Pensavo,
conoscendo le tecniche di riciclaggio di questi veicoli, che
l’introduzione delle nuove norme per la loro registrazione avrebbero
inciso sensibilmente sul calo dei furti; così non è stato anzi, ironia
della sorte, i furti sono aumentati, interrompendo un trend positivo che
durava ormai da qualche anno.
Anche in
questo caso si deve registrare una eccentricità difficile da spiegare!
Se analizziamo il numero dei ciclomotori venduti dai costruttori ai
concessionari notiamo una flessione del 14,37 %, dai 128.284 del 2005 ai
109.850 del 2006, mentre i furti risultano in aumento nell’ultimo anno
passando dai 43.166 del 2005 ai 46.741 del 2006.
Forse la
spiegazione c’è e risiede nel doppio regime, cioè, per i notevoli
interessi in campo, si è voluto continuare a mantenere veicoli non
registrati, quelli già in circolazione prima dell’entrata in vigore
della legge. Questa bella trovata consente ancora la disponibilità di
migliaia di veicoli non registrati e quindi di facile riciclaggio in
caso di furto. Questa ed altre belle trovate, nonostante gli sforzi
delle forze di polizia, non hanno consentito di raggiungere gli
obbiettivi sperati.
La
situazione permette la licenza di affermare che forse i derubati di un
ciclomotore o di un motociclo vengono considerate vittime di seria B. Ad
alimentare questa vecchia polemica, la notizia che la polizia francese
avrebbe usato il test del Dna e analisi sulle impronte digitali di tre
ragazzi sospettati del furto del motorino del giovane Sarkozy, figlio
dell’attuale Presidente delle Repubblica Francese. Il furto era avvenuto
a inizio mese di gennaio 2007 - la denuncia è del 7 gennaio - nel
quartiere bene di Neuilly-sur-Seine alla periferia di Parigi. Un
poliziotto interpellato ha dichiarato che l’inchiesta era stata "ben
condotta, con i mezzi classici" e il portavoce delle forze dell'ordine,
Patrick Hamon, ha precisato che «non si sono adottate procedure
speciali». Resta il fatto che la polemica è scoppiata e i tre ragazzi
identificati sono stati denunciati a piede libero. Sull'uso abituale dei
test del Dna per identificare i furti di motorini, il rappresentante di
una federazione di dueruotisti, Frederic Brodziak, si è messo a ridere.
«Se adesso usano il Dna, è fantastico» ha osservato, sottolineando che
di solito il furto di uno scooter viene a malapena registrato.
Come
vedete ogni mondo è paese, comunque anche io sono fiducioso e aspetto
che qualche ladruncolo di buon cuore prenda di mira un blasonato veicolo
a due ruote. Non mi aspetto che debba essere quello dell’attuale nostro
Presidente, che forse, data l’età, non ne possiede, ma almeno quello del
figlio di un’importante politico, chissà che possa servire!.
Per non
risparmiare nessuno, sempre benevolmente, l’ultima “bacchettata” la
riservo a noi motociclisti che non sempre traduciamo l’amore sviscerato
per il nostro mezzo con altrettante cautele per preservarlo dal furto.
E’ vero non ce niente che possa fermare un ladro che si è “affezionato”
alla nostra moto, ma almeno rendiamogli la vita difficile!
Ispettore Capo Polizia Stradale
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