Incidentati ? no derubati
Furto e riciclaggio di veicoli, un business internazionale miliardario.

di Raffaele Chianca*

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  


Tratto da IL CENTAURO anno 8 settembre 2002 numero 71


211.208 autovetture, 22.673 motocicli, 51.179 ciclomotori, queste le crude e preoccupanti cifre riguardanti il furto dei veicoli in Italia nel 2001, che anche quest'anno ci sono state fornite dal nostro Dipartimento. C'è chi odia le statistiche è pensare che è grazie a queste cifre che nel nostro Paese, almeno una volta l'anno, si affronta questo particolare fenomeno. Se ci riflettete questa è l'unica occasione per dibattere e confrontarsi sul tema, che per la restante parte dell'anno è praticamente ignorato da tutti, tranne che dai derubati e da noi che invece 365 giorni l'anno tentiamo, anche se con notevoli difficoltà, di contrastarlo. In questo periodo, per alcuni giorni, titoli sui quotidiani, inchieste delle riviste specializzate, studi statistici, e poi più nulla fino al prossimo anno. Eppure il furto di veicoli ormai da anni ha assunto proporzioni preoccupanti diventando un problema globale. Bande Criminali rubano veicoli in tutto il mondo, estremamente ridotti i rischi ed enormi i guadagni; persino le Nazioni Unite, già da qualche anno, hanno segnalato la necessità di adottare contromisure urgenti, ma allo stato anche quest'appello sembra rimasto praticamente inascoltato. Nel mondo, il furto e riciclaggio di veicoli si sta trasformando rapidamente in un affare colossale per il crimine organizzato, ma, di fatto, sono poche le iniziative serie ed efficaci per contrastare il fenomeno. Oggi si arriva addirittura a simulare piccoli tamponamenti per rapinare, armi alla mano, l'auto tamponata. L'affare è gestito da organizzazioni criminali complesse e ben strutturate con contatti in diversi paesi del mondo dove questi criminali si occupano di studiare il mercato, contattare i committenti, coordinare le diverse attività illecite. Sicuramente coinvolte le grosse organizzazioni mafiose che certamente non permetterebbero affari tanto lucrosi nei territori da loro controllati senza il loro benestare e tornaconto, c'è poi il problema dei soldi sporchi da riutilizzare, per non parlare del fatto che sembra probabile che alcune partite di auto rubate vengano pagate con droga ed armi. I paesi i più toccati sono essenzialmente i quelli produttori di automobili: Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Francia, Italia, Germania ed Africa del Sud. Interpol, l'unità investigativa che si occupa della criminalità legata al furto e riciclaggio dei veicoli stima i benefici di questo traffico mondiale vicino ai 19 miliardi di dollari l'anno, per un giro di 3,8 milioni di veicoli rubati, e pone questo particolare reato al secondo posto nel mondo dopo il traffico di stupefacenti. Sicuramente si tratta di cifre in difetto, per tutta una seria di ragioni che è meglio sorvolare, ma note agli addetti al settore. In Europa l'Italia è attualmente il quarto paese nella classifica dei furti, meglio di noi, si fa per dire, Turchia, Spagna e Grecia. 1.3 milioni di veicoli vengono rubati ogni anno nell'Unione europea. Di questi approssimativamente il 60 - 70% sono ritrovati (in Italia la media si attesta intorno al 55%). Questo vuole dire che dai 450.000 ai 500.000 veicoli lasciano i paesi dell'Unione europea o vengono riciclati all'interno e scompaiono definitivamente. Naturalmente non ha giovato l'apertura delle frontiere dell'Europa orientale, che ha dato inizio a nuovi filoni di commercializzazione ed ha accresciuto il flusso di autovetture rubate che interessa in particolare il nostro Paese. In Italia il fenomeno è molto diffuso, rimaniamo i principali fornitori del mercato clandestino dell'est Europa, del nord Africa e Albania. I veicoli rubati (o rapinati) dopo il furto sono smontati e venduti a pezzi oppure taroccati e reimmessi sul mercato italiano o estero, ci sono poi le simulazioni al fine di truffare le compagnie di assicurazione che vengono stimate intorno al 10 - 20 %. Il tutto frutta alle organizzazioni criminali 5/6 miliardi di euro all'anno. I punti caldi sono sempre gli stessi la Campania con 42.759 furti (-0,75% rispetto al 2000, in cui erano stati 42.894, che ha superato per la prima volta nel triste primato la Lombardia (43.019 furti nel 2000, 38.542 nel 2001, ben il 10,40% in meno rispetto all'anno precedente), il Lazio (38.361), la Puglia (21.784), la Sicilia (17.310), il Piemonte (16.136). E' in queste regioni che il fenomeno appare in tutta la sua gravità, è specialmente in questi luoghi che il cittadino vive con il terrore di parcheggiare e non ritrovare più la sua auto. La città più a rischio è Roma. Nella capitale e provincia, infatti, sono state rubate nel 2001 36.575 auto, al secondo posto Napoli con 30.050 e Milano con 27.727. Poco importa la marca o il modello, si spazia dalla mitica Fiat Uno che, sembra impossibile, come lo scorso anno è al primo posto tra i veicoli rubati (oltre 39 mila furti), alle auto di prestigio, un esempio per tutti è la Mercedes 600 molto apprezzata dai ladri (viene rubato un esemplare su cinque). Effettivamente, dalla fine degli anni '90, assistiamo ad un'inversione di tendenza. In Europa a fronte di un costante incremento dalla fine degli anni 80 al 1995, in questi ultimi anni si segnala un calo costante. L' Italia segue la stessa tendenza, con una diminuzione dei veicoli rubati di circa il 5/10% ogni anno. Da segnalare anche il dato clamoroso del calo del 15,41% dei furti tra il 1999 e il 2000. Non siamo più ai 367.252 veicoli rubati del 1991, quando è stato toccato il picco più alto, degli untimi dieci anni, ma non possiamo certamente stare tranquilli, o come vorrebbe far credere qualcuno essere soddisfatti. E' vero, anche quest'anno c'è stata una riduzione del 5,2% dei furti delle autovetture e del 13,9% dei ciclomotori, mentre si registra un preoccupante incremento del 20% dei furti di motocicli. Di fatto, però c'è poco da essere soddisfatti dato che percentuali di calo così basse possono essere definite fisiologiche, determinate essenzialmente dall'introduzione di migliori ed efficaci sistemi di sicurezza, uno per tutti l'IMMOBILIZER ormai istallato in serie sulla stragrande recente produzione, utilizzato in Germania sin dal 1995 e dal 1998 nel resto dell'Europa. Di fatti, purtroppo, calano anche i rinvenimenti (- 18 %), in totale meno della metà dei furti, se consideriamo che un'alta percentuale di questi è costituita dai cosiddetti furti d'uso (veicoli abbandonati spontaneamente dopo il furto) si vedrà che i ritrovamenti a seguito di indagini hanno percentuali molto basse, questo a conferma che non è solo grazie a nuove strategie, ad una accresciuta prevenzione, o a una più incisiva forma di contrasto, che dobbiamo il calo del fenomeno. Naturalmente bisogna considerare e certamente non sottovalutare anche gli sforzi delle varie forze dell'ordine, ma va detto che quanto è fatto attualmente non basterà ad abbattere sensibilmente questo crimine. Certo ci sono state importantissime operazioni di Polizia Giudiziaria ma queste evidentemente non hanno inciso in modo decisivo altrimenti non si capisce il dato così significativo riguardante la diminuzione dei ritrovamenti.


La situazione negli altri Stati

Naturalmente se in Italia ed Europa si piange nel resto del mondo non si ride, vediamo alcuni esempi.
AUSTRALIA Nel 2000, 139.000 autoveicoli sono stati rubati in Australia. Nel 2001 è al secondo posto al mondo per veicoli rubati. Circa l' 80 per cento di questi sono stati recuperati. È valutato che circa tre quarti dei furti sono cosiddetti d'uso e solo un quarto è rubato per profitto. Molti di quest'ultimi furti, secondo uno studio specifico, sono consumati per recuperare parti di ricambio.
CANADA La provincia del Quebec detiene il triste record canadese dei veicoli rubati. In questo stato ogni  12 minuti, viene rubato un veicolo. La metà di essi è rubata sul territorio del CUM, 4000 sono rubati a LAVEL e gli altri in tutta la regione. L'anno scorso, sono spariti 45 072 veicoli, appena il 45% di questi è stato ritrovato. Le compagnie di assicurazione accusano la perdita dai 250 ai 300 milioni di dollari per anno.
U.S.A. Subisce la vicinanza con alcune aree calde, vi sono flussi importanti per i Caraibi ed il Messico in cui molti modelli di lusso non sono disponibili, per tanto ci si affida al mercato illecito. Altre zone calde per i veicoli rubati in questo stato sono: l'Europa Orientale dove vengono esportate illegalmente dall'America Oldsmobile, Harley-Davidson, Mercedes, Jaguar; l'Australia/Pacifico ove preferiscono Porche e Lexus, e il Centro/Sud America dove richiedono: Mercedes, Ford, e Nissan. Il contrasto al crimine oltre dalle varie polizie viene effettuato da NIBC un'associazione no profit che trae il maggior supporto da circa 1.000 società assicurative. Il principale obbiettivo di NIBC è quello di combattere la frode assicurativa e quindi il furto di veicoli, attraverso analisi delle informazioni, previsioni, supporto alla ricerca, addestramento del personale addetto a questo settore.
REGNO UNITO Il Regno Unito è in Europa un paese molto interessato dal problema del furto di veicoli, ma è anche quello che al momento adotta strategie di contrasto più efficaci. Il Governo inglese ha tentato di affrontare questo crimine con una strategia quinquennale, a tale proposito nel settembre del 1998 è stata istituita la VCRAT (squadra di azione crimine del veicolo), che si prefigge di sviluppare ed effettuare una strategia per raggiungere l'obiettivo di riduzione di crimine del veicolo del 30% per il periodo 1999 - 2004. La squadra di azione è composta da tredici gruppi di lavoro che includono i rappresentanti da ogni settore dell'industria del veicolo così come la polizia, i consumatori, gli assicuratori ed il governo. Il crimine del veicolo rappresenta nel Regno unito un quarto di tutto il crimine registrato.
FRANCIA I servizi di polizia Francese sostengono che le principali reti di esportazione dei veicoli rubati si orientano verso i paesi del Magreb, dell'Africa francofona, del Medio Oriente e verso i paesi dell'Europa centrale ed orientale. I trafficanti sono spesso dei delinquenti abituali, si tratta di vecchi pregiudicati che si dedicano a questo particolare fenomeno criminale in quanto molto lucroso e poco pericoloso.
SPAGNA Bisogna considerare che con la soppressione delle frontiere tra i paesi aderenti al trattato di Schengen la Spagna e diventata l'unica frontiera esterna con il Marocco. Questo pone il paese in una situazione a rischio. Una delle più importanti direttrici del traffico di veicoli rubati infatti passa per la Spagna ove giornalmente imbarcano veicoli rubati in tutta Europa per il nord dell'Africa attraverso i porti di Algeciras, Ceuta, Mellilla o Alicante. Un'altra direttrice importante e verso i paesi dell'est, particolarmente diffuso il traffico verso la Polonia e la Bulgaria dove arrivano attraverso la Germania o, perfino, dalla Finlandia.
PAESI DEL MAR BALTICO Interessante anche l'esperienza di alcuni paesi del mar baltico particolarmente interessati per il traffico dal sud Europa verso quelli dell'ex unione sovietica. Già da qualche anno questi paesi hanno riconosciuto il problema istituendo lo SVRT ossia un gruppo di lavoro composto da esperti in materia di veicoli rubati e dalle Polizie dei paesi membri. I gruppi di lavoro s'incontrano 2/3 volte l'anno, la funzione primaria è quella di indagini generali sul fenomeno e coordinamento tra le polizie dei paesi membri. Il Segretariato del Gruppo di esperti ha sede presso il Commissario nazionale della polizia danese.


Cosa fare in Italia?

L'esempio americano, inglese e dei paesi scandinavi è sicuramente quello da seguire se si vuole affrontare in modo serio ed efficace il problema. Vanno assolutamente coinvolte le case costruttrici, le imprese assicuratrici e tutti quei soggetti interessati a questo fenomeno. In Italia si è cercato di fare qualcosa; esiste un gruppo misto di lavoro istituito presso il Ministero dell'Interno, ma non si registrano iniziative veramente significative, se non quella unica che riguarda il convegno sul fenomeno del furto, riciclaggio e uso illegittimo dei veicoli motorizzati a due ruote organizzato per due anni di seguito dal Ministero dell'Interno, l'ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo e Accessori), la F.M.I. (Federazione Motociclistica Italiana) e ANIA (Associazione Nazionale Imprese Assicuratrici). Encomiabile anche la realizzazione e la pubblicazione del manuale di controllo dei veicoli motorizzati a due ruote. Il manuale è stato stampato nel 2000 in quattromila copie e distribuito gratuitamente alle forze dell'ordine in nove province pilota. Una seconda edizione, ulteriormente ampliata, era prevista per il 2001, e doveva essere distribuita in tutta Italia, ma ciò non è ancora accaduto, questo la dice lunga sul modo e l'impegno con cui si affronta il fenomeno. Sarebbe invece bene che ognuno si assumesse le sue responsabilità, purtroppo sembra che non vi sia un grande interesse, specialmente da parte delle case costruttrici che qualcuno sospetta poco interessate a contrastare il fenomeno, tanto, come dice qualche maligno, se è vero che ci sarà chi acquista un veicolo illecito, sottraendo risorse al mercato legale, è pur vero che ci sarà un derubato che sarà costretto a ricomprarlo, magari nuovo. Anche le compagnie di assicurazione, che continuano a lamentare danni enormi, potrebbero fare di più, l'unica realtà degna di rilievo e ricca di esperienza è l'ufficio antifrode di ANIA, da questo aspettiamo collaborazioni più concrete ed incisive come avviene in altri paesi nel mondo ove le associazioni delle compagnie di assicurazione hanno uffici dedicati al fenomeno veramente efficienti, dotate di personale esperto e soprattutto con investimenti adeguati. Anche qui non vorremmo che fosse più facile da parte loro scaricare i costi derivanti dai risarcimenti, sull'intera utenza, piuttosto che attrezzarsi in modo serio specialmente contro le simulazioni, un problema che deve assolutamente essere affrontato e risolto. In questo scenario sconfortante Porsche, BMW, Ferrari, Mercedes che sono sparite dalle strade in Francia, Italia e Svizzera, stanno circolando indisturbate in Australia, Africa Occidentale con immensi guadagni per la criminalità di tutto il mondo. Mazda, Volvo, Audi che circolano in Europa Occidentale aspettano solo di essere rubate e far felici ansiosi compratori nell' Europa dell'Est. Le magnifiche Harley Davidsons che sfrecciano le strade della California, presto finiranno nel Sudest Asiatico o in chissà quale altra nazione europea. Esistono ancora zone franche come la Bosnia Erzegovina divisa nella Federazione Croata/Musulmana e la Repubblica Srpska, i veicoli rubati passano da un'enclave ad un altra, ma le forze di polizia sono restie a cooperare. Un altro grosso problema è costituito dall'Albania dove un'intera nazione si muove su veicoli di provenienza illecita. Pensate che pur essendo il paese più povero dell'Europa, registra una delle proprietà di Mercedes più alte del continente. Alla periferia di Durazzo esiste il più grosso mercato di veicoli rubati, tutto avviene all'aperto e nella totale impunità, si ricettano veicoli di provenienza illecita senza neppure preoccuparsi di camuffarli, tutti i veicoli recano ancora le targhe originali e nella maggioranza dei casi sono italiane, l'unica raccomandazione che viene fatta al compratore è di rimanere tra i confini dell'Albania, questo per non incorrere in spiacevoli conseguenze, come è successo qualche mese fa ad un ministro albanese che si è visto sequestrare la sua mercedes perché di provenienza illecita dalla polizia di frontiera greca. Con l'Albania è in atto un curioso import-expot, in sostanza importiamo, clandestini, armi e stupefacenti ed esportiamo auto rubate, attualmente entrambi i flussi sembrano inarrestabili. Naturalmente i veicoli che raggiungono l'Albania vengono poi commercializzati in tutta la penisola balcanica e gli altri paesi dell'est Europa. Un altro flusso importante è dall'Italia verso i paesi del magreb. In questo caso i veicoli più richiesti sono i fuoristrada che vengono rubati in tutto il nord Italia per poi essere condotti all'imbarco nei porti francesi e spagnoli da dove raggiungono le loro destinazioni. Non è difficile per un turista italiano che si trova in vacanza in uno dei paesi del nord Africa incontrare veicoli nuovi, sottratti nel nostro paese, recanti ancora le targhe originali italiane. Il fenomeno e notevolmente cambiato, in questi ultimi anni bande organizzate di criminali ritengono sia fortemente lucroso e poco rischioso questo crimine, per questo investono in questo fenomeno, le legislazioni di tutto il mondo non aiutano, ancora si considera il furto del veicolo un reato di poco conto, le stesse Autorità Giudiziarie preferiscono indagare su altri reati, evidentemente a torto considerati di maggior allarme sociale. Intanto secondo alcune statistiche il 21% degli italiani ha subito questo odioso reato, per alcune famiglie il danno economico è devastante, non tutti sono in grado di rimpiazzare l'agognato veicolo acquistato con tanti sacrifici ed un bel mucchio di cambiali. Gli stessi modus operandi sono cambiati radicalmente diventando soprattutto più cruenti, anche per colpa dei nuovi antifurti. Si predilige rapinare il veicolo ed ecco il nuovo fenomeno della rapine nelle ville, che ancora qualcuno si ostina a classificare come furti o rapine in appartamenti, mentre è ormai provato che nella stragrande maggioranza di casi si tratta di criminali che non hanno trovato un modo migliore per sottrarre il veicolo che da tempo avevano individuato. E che dire, come abbiamo detto, dei cosiddetti tamponamenti in autostrada, vere e proprie rapine perpetrate a rischio dell'incolumità personale. Bande di criminali albanesi e nord africani che hanno fatto del nostro paese la base per i loro traffici criminali e riescono ad esportare nell'est Europa e nel nord Africa centinai di veicoli di provenienza illecita. Da tutti è riconosciuto il carattere transnazionale di queste organizzazioni criminali è quindi indispensabile che anche gli organi di contrasto si attrezzino per affrontare il fenomeno. Si cerca di migliorare il sistema, ma i risultati sono effettivamente scarsi e a volte demoralizzanti. Persino con i paesi europei aderenti al trattato di Schengen si hanno difficoltà. Troppo lunghi i tempi, intanto che aspettiamo banali accertamenti le organizzazioni criminali muovono centinaia di veicoli da una parte all'altra del mondo. Veramente penosa la situazione con Interpol dove passano persino anni per ricevere l'esito di un banale accertamento. Ancora ci sono paesi aderenti che neppure si degnano di rispondere. Si pensa ad una Polizia europea, si fanno progetti faraonici e poi devono scorrere fiumi di inchiostro e muovere quintali da carta per conoscere l'intestatario di un veicolo. Un caso singolare che ho più volte citato avviene con la vicina Repubblica di San Marino, ormai da diversi anni le forze di Polizia di quello Stato sono collegate alle principali banche dati informatizzate Italiane, compreso il CED del Ministero dell'interno, ma anche il P.R.A. e la Motorizzazione, invece le forze di Polizia Italiane per avere notizie su veicoli RSM devono sperare nella comprensione e buona volontà del collega sanmarinese al quale ci si rivolge, il quale naturalmente dopo una formale richiesta scritta, forse ci fornirà le notizie richieste o forse ci inviterà a espletare una formale rogatoria internazionale. Utilissimo sarebbe se si riuscisse a formalizzare degli accordi bilaterali con i paesi considerati a rischio, auspicando addirittura l'assegnazione in queste aree calde di nostro personale, tanto da avere un valido punto di riferimento per le indagini ed accertamenti urgenti.

Per incominciare si potrebbe copiare il progetto che ormai da anni viene sperimentato dalla divisione criminale dei servizi d'informazione della giustizia dell' FBI (CJIS), che in risposta al problema crescente del furto internazionale del veicolo, ha dal dicembre 1994 un programma pilota per fornire l'accesso ai dati in linea di veicoli e barche rubati (NCIC) a quattro uffici centrali nazionali di Interpol. Gli uffici sono situati a Londra in Inghilterra, Wiesbaden in Germania, Messico City nel Messico e Canberra in Australia. Nel mese di dicembre del 1996, l'FBI ha espanso il programma pilota a dieci “punti caldi di furto del veicolo,” compreso la Repubblica Domenicana, Belize, la Svezia, il Belgio, la Repubblica baltica di Estonia, le Repubbliche Slovacche e ceche, l'Ungheria e le ex Repubbliche sovietiche come l'Ucraina. Ogni agenzia, straniera, che vuole l'accesso al sistema di NCIC del FBI deve firmare un accordo che dispone i parametri per l'uso e la diffusione delle informazioni contenute nel sistema di NCIC. Ci chiediamo se sia ritenuta utile questa iniziativa e perché l'Italia non ha ancora aderito. Se con l'estero la situazione è preoccupante, la cooperazione interna è inesistente. Bisogna che finalmente le altre forze di Polizia riconoscono alla Polizia Stradale la competenza nei reati riguardanti il furto è riciclaggio dei veicoli, così come disposto in varie circolari. Citerò in particolare quella a firma del Capo della Polizia del 12 aprile 1997, né si può esimere dal ricordare che la Polizia di Stato e nello specifico la Polizia Stradale è stata individuata, con ordinanza del 30 dicembre 1996, quale referente nazionale dell'Unità Nazionale Europol del settore del traffico illecito di autovetture, in virtù della specializzazione dei suoi operatori e per l'esperienza da loro acquisita. Questo naturalmente non vuol dire che altre forze di polizia non possono svolgere questo tipo di indagini. Quello che chiediamo è che ci sia veramente un Ufficio che coordini questo particolare settore investigativo, o che più semplicemente ci si regoli come già avviene per altri reati dove viene riconosciuta la particolare competenza di alcune forze di polizia ad esempio i reati finanziari, ambientali, al patrimonio artistico, agli alimenti. Un'iniziativa che non costa praticamente nulla e che consentirebbe di ottimizzare e rendere veramente efficiente l'intero apparato investigativo è che tutti gli uffici informino le squadre di P.G. provinciali della Polizia Stradale delle denunce di furto, dei rinvenimenti, dei sequestri e delle comunicazioni di reato riguardanti il furto e riciclaggio di veicoli. Basterebbe aggiungere un indirizzo nelle varie comunicazioni per risolvere il problema. La verità è che nonostante il Dipartimento abbia sollecitato più volte lo scambio di informazioni non riusciamo nemmeno ad istaurare un serio scambio d'informazione con le Questure che si ostinano a non informare le locali squadre della P.G. della Polstrada delle denunce di furto e di tutta l'attività ad essa connessa. Dovremmo sconfiggere o perlomeno tentare di contrastare il fenomeno e non sappiamo nemmeno quanti e quali veicoli sono stati rubati nelle nostre province. L'unica nota non stonata di tutto il sistema è la III^ Divisione Polizia Giudiziaria del servizio Polizia Stradale, che fa i salti mortali per dare una parvenza di efficienza e professionalità al settore, la verità è che non si può chiedere nemmeno a loro di fare le nozze con i fichi secchi. In questo paese che vive sempre sull'onda di qualche emergenza, non c'è mai il tempo e le risorse per tentare di affrontare seriamente anche il fenomeno del furto e riciclaggio di veicoli, così quelli che io ho definito i 450 don Chisciotte delle Squadre di P.G. continuano a combattere contro i mulini a vento. Squadre composte ancora da una o due persone che non si capisce in che modo e soprattutto con quale spirito dovrebbero seppur tentare di contrastare un reato così diffuso. In alcune Sezioni ancora le squadre vengono mal sopportate e utilizzate solo per svolgere il disbrigo dell'attività corrente. Dove con fatica si è riusciti a mettere su delle squadrette che abbiano almeno la dignità di considerarsi tali, possiamo contare su 3/4 uomini ma naturalmente con una sola autovettura, e che autovettura. Avevamo da tempo caldeggiato, ed era persino stata annunciata l'assegnazione di alcune decine di motocicli, ma sembra che siano spariti. Il dramma sfiora la farsa se si considera che in alcune sezioni tutti gli uffici, compresa la segreteria, sono collegati tra loro in rete intranet e quindi è possibile accedere dal posto lavoro allo SDI, mentre invece le squadre di P.G. sono rimaste scollegate e prive di computer e quindi per fare attività investigativa di ricerca si lavora presso le sale operative su vecchi, obsoleti ed inadeguati computer. Non si capisce che fine abbia fatto il progetto di collegamento in rete di tutti gli uffici investigativi della Polizia di Stato, se ne parla già da diversi anni, sappiano che è stata fatta una lunga sperimentazione, sono stati spesi parecchi soldi ma il progetto non decolla. Insomma mentre in altri paesi si tenta di affrontare il fenomeno seriamente a noi baldi poliziotti italiani si chiede di fare la guerra con arco e frecce. Nessuna traccia di un potenziamento dell'organico men che meno di dotazione informatiche. Anche in questo caso appare evidente quanto sia preoccupante l'inattuazione delle già citate circolari organizzative a firma del Capo della Polizia. Tra le mille difficoltà operative, si inserisce anche una legislazione inefficace, sia nazionale che internazionale, citerò solo alcuni aspetti di quella italiana:
• La depenalizzazione dell'articolo 74 C.d.S.
• La depenalizzazione e assegnazione ai Comuni di tutta la materia riguardante le autorizzazioni e licenze di Polizia legate alle attività di commercio dei veicoli
• L'adozione dell'autocertificazione anche per quanto riguarda le pratiche inerenti l'immatricolazione dei veicoli
• L'abolizione del collaudo, da parte degli uffici della Motorizzazione per i veicoli provenienti dall'estero La verità e che bisogna essere seri, forse è meglio annunciare meno progetti faraonici e adottare più azioni reali e concrete, ci chiediamo, ad esempio, quando sarà mantenuta la promessa fatta già da qualche anno di raddoppiare l'organico dei nostri uffici e passare dagli attuali 450/500 ad almeno 1.000 unità, concentrando le risorse in quelle aree a rischio che ho già citato, questo sarebbe un vero segnale, un'azione concreta che sicuramente contribuirebbe al un calo significativo del fenomeno. Naturalmente, noi nel frattempo, continuiamo a lavorare, magari solo armati di arco e frecce, sperando che un giorno qualcuno riconosca effettivamente la portata del fenomeno e faccia qualcosa per affrontarlo seriamente. L'appuntamento naturalmente è per il prossimo anno, e che dio ce la mandi buona. Dimenticavo, per chi non volesse aspettare il prossimo anno può sempre visitare il sito www.vehicle-documents (il link è anche sul sito dell'ASAPS), dove tra l'altro è possibile scambiarsi esperienze, apprendere notizie, saperne di più sul falso documentale ed il furto e riciclaggio di veicoli.


Ispettore Capo Polizia Stradale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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