Viaggio nel mondo delle targhe
La loro storia, le targhe attuali e quelle false.

di Raffaele Chianca*

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  


Tratto da IL CENTAURO anno 8 numero 73 novembre/dicembre 2002


Quanto è importante per un operatore di Polizia conoscere le targhe dei veicoli, molto diranno tutti, ma come si fa a districarsi una materia così complessa e vasta come questa. Certo non è facile, sono centinaia le targhe prodotte nel mondo, un numero esatto non si conosce ma un calcolo approssimativo si può fare. Consideriamo 193 Stati riconosciuti, contando solo quelle attualmente in vigore, una media di 15 targhe per ogni Stato, possiamo parlare di oltre 2800 modelli. E’ praticamente impossibile, tranne che per un appassionato, riuscire a riconoscerli tutti. Inoltre la legge non ci aiuta visto che non esiste una normativa internazionale, una convenzione, che imponga delle regole uguali a tutti gli stati del mondo. In questa situazione è comunque nostro dovere cercare di capirne di più, qualche tempo fa sono stato contattato da un reparto di Polizia Stradale del nord Italia, in sostanza si era verificato un incidente stradale, con fuga di uno dei protagonisti. Un teste presente sul fatto aveva riferito che il veicolo che si era allontanato recava una targa posteriore di colore giallo. Le prime indagini si erano concentrate su un veicolo d’immatricolazione francese, ma poi a qualcuno era venuto un dubbio, quanti veicoli nel mondo recano una targa di riconoscimento posteriore a sfondo giallo?, ma siamo proprio sicuri che si tratti di un veicolo francese?. La risposta è stata drammatica per chi doveva indagare dato che sono decine i paesi nel mondo che usano uno sfondo di quel colore per le proprie targhe. Diversi anche nell’ambito europeo.Vi sono poi i falsi che circolano indisturbati proprio per mancanza di preparazione da parte degli operatori di polizia che fanno fatica a valutare se quella strana targa che stanno controllando è originale o falsa.E’ indubbio che in situazioni del genere dovremmo, almeno noi, essere un po’ più attenti e preparati, è vero che le targhe non servono ad identificare un veicolo, però esse dovrebbero consentire il riconoscimento immediato dello stesso, ma certamente questa operazione diventa impossibile se non cerchiamo di apprendere qualcosa di più sulla materia.

LA STORIA La storia delle targhe cominciò all'inizio del ventesimo secolo in Europa. In alcuni paesi già dalla fine de diciannovesimo secolo si sono incominciati a targare i veicoli a motore. Nella maggior parte dei casi si cominciò con una registrazione locale all'interno di città o qualche volta dallo stato, solo successivamente, all’inizio del ventesimo secolo, si ebbe una forma nazionale di registrazione in molti paesi europei. Poiché il traffico nazionale ed internazionale aumentava vistosamente si ritenne di dover identificare i veicoli con speciali marchi di nazionalità (targhe), all’inizio si trattava di un piatto di forma ovale di colore bianco con caratteri neri, posto solo sulla parte posteriore del veicolo. Entro il 1910 questo sistema fu attuato in 12 paesi europei: Austria, Belgio, Bulgaria, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Monaco, i Paesi Bassi, Russia, Spagna ed il Regno Unito (Gran Bretagna e l'Irlanda). Nel 1911 in Lussemburgo ed in seguito in, Serbia, Svezia e la Svizzera. Successivamente il sistema fu attuato anche in Danimarca (1914), Grecia (1913), Montenegro (1913), Portogallo (1912) ed al primo paese non-europeo (India britannica, 1912 come colonia). Successivamente nel dopo guerra seguì Cecoslovacchia (1922), la Finlandia (1921), il Liechtenstein (1923), la Lituania (1925), la Norvegia (1922), la Polonia (1921) e l'Irlanda (1924). Gradatamente in quegli stessi anni il sistema si espanse anche fuori dall’Europa, ad esempio: nell'India francese (1925, come colonia), il Marocco (1924, come protettorato francese), il resto del Regno Unito (Canale Isole, Gibralta mentre Malta seguì più tardi), Egitto nel 1927 (come protettorato britannico) e l'Argentina (come il primo paese non-europeo completamente indipendente). Dall'inizio della seconda guerra mondiale quasi tutti i paesi europei si erano adeguati al sistema di targatura dei veicoli, e quelli che non avevano adottato ufficialmente avevano comunque targhe distintive (vedasi Andorra), mentre, come già detto, nei paesi non-europei tutto avvenne più gradualmente.

I CINQUE STANDARD
Attualmente nel modo sono riconosciuti cinque standard: americano, europeo, francese, inglese, australiano. Per un operatore di Polizia riconosc
ere a prima vista uno standard può essere utile per l’identificazione immediata almeno di un’area geografica se non di un singolo Stato. In sostanza lo standard accomuna alcune caratteristiche, colore, forma, ecc. tanto da permettere a prima vista di identificare un’esatta area geografica.

 

LE TARGHE ATTUALI
Attualmente, nel mondo, le targhe di riconoscimento dei veicoli, sono più o meno prodotte della stessa forma (rettangolari o quadrate) e con lo stesso materiale (alluminio o simili) mentre quello che cambia è la tecnica di realizzazione e soprattutto l’estetica, per non parlare della composizione dei caratteri alfanumerici, ove non vi sono regole precise. In generale sono molto frequenti le targhe che riportano la sigla della provincia d’emissione della stessa, ma vi sono anche altre regole, ad esempio nelle targhe cubane la prima lettera è la provincia la seconda sta ad indicare il tipo del veicolo, dulcis in fundo ci sono anche composizioni che non sono direttamente abbinabili, né ad un luogo né ad un tipo di veicolo.

Questo naturalmente pone problemi all’operatore di polizia, ma soprattutto al privato cittadino il quale non essendo pratico ha difficoltà a memorizzare composizioni alfanumeriche senza senso, più facile era con la sigla della provincia, che ormai da tutti acquisite, permettevano l’immediata identificazione almeno della provincia d’immatricolazione. A poco è servito il ripensamento avvenuto con l’istituzione delle targhe modello europeo dove è stata prevista la presenza sulla targa di due tasselli adesivi indicanti l’anno d’immatricolazione e la sigla della provincia. A parte le dimensioni ridotte, i tasselli non fanno parte della targa d’immatricolazione e quindi, la loro mancanza o la loro diversa configurazione (provincia diversa, anno d’immatricolazione non corrispondente, ecc.) non configura illeciti penali o amministrativi. Mi sembra di poter dire che è l’ennesima classica situazione all’italiana, auspichiamo un "ravvedimento operoso" che conduca almeno all’adozione di una norma che obblighi l’apposizione dei tasselli. Non tutti gli Stati poi si occupano in prima persona della produzione delle targhe i francesi ad esempio non ricevono la targa dallo Stato ma devono farsela, o farsela fare. Anche questo pone dei seri problemi agli organi di polizia. In questi Paesi si trovano con estrema facilità ed in libero commercio le serie alfanumeriche complete per la produzione di targhe. Questo a vantaggio dei contraffattori che praticamente utilizzano punzoni originali. Se si pensa che con gli stessi punzoni si possono produrre targhe di tutti i paesi della Comunità Europea c’è da preoccuparsi. Per questo, sarebbe auspicabile una produzione delle targhe gestita direttamente ed obbligatoriamente della Stato e non anche da privati.

LE TARGHE ITALIANE
Anche in Italia la storia delle targhe di riconoscimento inizia ai primi del novecento, le prime targhe erano di forma rettangolare a fondo bianco e riportavano il nome intero della città e di seguito il numero progressivo d’immatricolazione. Naturalmente l’ideatore non pensava ad un’evoluzione del parco veicolare così veloce, infatti si è quasi subito eliminato il nome intero della città passando prima a sigle numeriche ed immediatamente dopo alla sigla di provincia, avendo così più spazio per il numero progressivo. Successivamente ci sono stati diversi cambiamenti:

· Dal 1927 al 1932 (in metallo, fondo nero caratteri bianchi, in questo periodo viene adottata la sigla di individuazione della provincia che è posta dopo i caratteri numerici)
· Dal 1932 al 1976 (in metallo, fondo nero caratteri bianchi, la sigla di individuazione della provincia è posta prima dei caratteri numerici)
· Dal 1976 al 1985 (in plastica, fondo nero, sigla della provincia di colore arancione, caratteri bianchi)
· Dal 1985 al 1993 (in alluminio, fondo bianco caratteri neri)
· Dal 1993 al 1999 (in alluminio, fondo bianco caratteri neri, è abolita la sigla di provincia)
· Dal 1999 (in alluminio fondo bianco caratteri neri, bande laterali azzurre con simboli adesivi in giallo) Come già accennato l’ultimo cambiamento è avvenuto nel 1999 a seguito del il D.P.R. 4 settembre 1998, n. 355 che ha previsto nuovi tipi di targhe aventi caratteristiche uniformi in ambito europeo. Naturalmente si tratta di un’ottima iniziativa che allinea sullo stesso standard tutti i paesi della U.e. ma anche altri dell’area europea che si sono adeguati a questo standard. Le nuove targhe naturalmente devono rispondere a precisi requisiti previsti dal Regolamento. In particolare devono essere dotate del marchio ufficiale della Repubblica Italiana (eccetto le targhe ripetitrici); - avere pellicole retroriflettenti approvate dai Provveditorato Generale dello Stato (PGS).Le targhe sono realizzate con un complesso procedimento. Si tratta di lamiera d’alluminio tipo Al 99,5 UNI 9001 (gradazioni Hl 2,14 o 24) avente lo spessore di 1 mm circa, ricoperta di una pellicola adesiva retroriflettente. Questa pellicola, prodotta da stabilimenti autorizzati, deve essere di tipo approvato e recare impresso fin dall'origine il marchio PGS disposto e ripetuto secondo la posizione indicata dalla normativa. Accanto alla sigla PGS (Provveditorato Generale dello Stato) il costruttore della pellicola deve stampare anche il numero della sua autorizzazione (es. PGS Al = pellicola realizzata nello stabilimento autorizzato contrassegnato con il numero Al). Si passa poi alla imbutitura dei numeri con punzoni a freddo. Una volta predisposto il supporto metallico e attaccata la pellicola retroriflettente adesiva, vengono impressi i numeri e le lettere d'immatricolazione in modo che questi risultino in rilievo sulla faccia della targa dove è stata predisposta la pellicola riflettente. La profondità dell'imbutitura è di circa 1,4 mm. Successivamente si passa alla colorazione dei caratteri alfanumerici con vernici dei colori prescritti (nero, rosso, verde o azzurro a seconda del tipo di targa. L’ultima operazione è quella della punzonatura dei marchio della Repubblica e sua colorazione in nero e verniciatura della superficie riflettente con una vernice trasparente protettiva.Le nuove targhe hanno le seguenti caratteristiche: mantengono, nella parte centrale, la consueta sequenza alfanumerica (AA000AA);
• riportano, sul lato sinistro, una banda rettangolare di colore azzurro recante l'emblema europeo e la lettera distintiva dell'Italia;
• presentano, sul lato destro, una banda rettangolare azzurra, simmetrica rispetto alla precedente, recante una circonferenza di colore giallo contenente l'anno di immatricolazione e, immediatamente sotto, la sigla delle provincia.

COLLEZIONISTI
Per nostra fortuna, un aiuto valido per districarci in questo numero così elevato di esemplari ci viene dai collezionisti, le associazioni di collezionisti più importanti nel mondo sono due.


ALPACA (AUTOMOBILE LICENSE PLATE COLLECTORS ASSOCIATION)

Fondata nel 1954 è l’associazione che si occupa della promozione, organizzazione, scambio, e tutto quanto riguarda l’hobby della collezione di targhe per veicoli. ALPCA è la più grande organizzazione di raccoglitori di targa del mondo con 3000 soci in 50 stati e 19 paesi. Il bollettino d'informazione, pubblicato sei volte l’anno, ha approssimativamente 30 pagine ed è pieno di articoli e immagini, riguardanti targhe di tutto il mondo.

EUROLATE
È l'associazione europea della targa, è stata formata nel 1972 ed attualmente ha circa 350 membri appartenenti a circa 30 paesi nel mondo. Pubblica un bollettino trimestrale ed ha pubblicato quattro libri sull'oggetto. Organizza una convenzione biennale, la più recente si è tenuta a Cambridge, G.B., nel mese di aprile del 2000. Recentemente Interpol, ha incaricato alcuni membri di questa associazione di produrre per loro una guida che contenga le targhe dei paesi dell’Europa e del Mediterraneo. La guida Interpol delle targhe di immatricolazione dei veicoli è una nuova pubblicazione disponibile da giugno del 2000, con aggiornamenti nel mese di maggio 2001. La guida comprende tutti i veicolo appartenenti a 68 giurisdizioni dell’Europa e del Mediterraneo, in circa 200 pagine con quasi 1000 fotografie a colori delle targhe e relativa descrizione.La stessa associazione pubblica un libro con tutte le targhe del mondo. L’opera raccoglie 380 giurisdizioni, 800 pagine di testo ed oltre 7000 fotografie.
Inoltre l’associazione pubblica ogni 3 mesi un Bollettino d'informazione destinato a tutti i membri attivi. Per chi vuole farsi una vera cultura sulle targhe di tutto il modo suggerisco due pubblicazioni veramente valide:Registration Plates of the World, terza edizione marzo 1994, di Neil Parker, John Weeks, Erg Wilson.

Il libro più completo sulle targhe del mondo. Contiene informazioni recenti ma anche storiche, compreso nazioni non più esistenti (per esempio Biafra, Danzig, o Unione sovietica). License Plate Book, come Leggere e Decodificare le targhe di Stati Uniti e Canada, di Thomson C. Murray. Questo libro è molto valido ma è limitato alle targhe di tutti gli stati americani e delle province canadesi. Inoltre il libro riporta informazioni su codici di contea, codici di peso, e delle altre informazioni relative alle targhe di quegli Stati. Per chi non vuole acquistare libri si può divertire nel Web dove ci sono decine di siti che offrono gratuitamente la visione di targhe, a mio parere il più completo e soprattutto quello che contiene la descrizione delle targhe pubblicate è LICENSE PLATER OF THE WORLD. Il sito oltre ad offrire un notevole numero di immagini è correlato da dati tecnici che consentono un’informazione completa sull’argomento.Interessanti indicazioni si possono trovare anche sul sito WORLD’S VEHICLE DOCUMENTS, ove oltre alle immagini dei cinque standar e a tutti i modelli di targhe italiane, si possono trovare indicazioni sull’emissione delle nuove targhe da parte di tutti gli stati del mondo.

I FALSI
Non si può terminare senza parlare di falsi. Nell’ordinamento italiano la targa di riconoscimento del veicolo è considerata "impronta autentificatrice o certificatrice", ossia il segno apposto dalla pubblica autorità per attestare l’autenticità di un documento o per comprovare il compimento di un determinato atto oppure per comprovare la qualità o lo stato di una cosa, per questo, in presenza di un falso, oltre alle sanzioni amministrative previste dall’art. 100 del C.d.S., bisognerà fare riferimento agli artt. 469 — 471 c.p. Naturalmente anche in materia di falsità di tali impronte sono irrilevanti e non punibili le falsità grossolane e quelle innocue.Inoltre in caso di utilizzazione di una targa falsa o impropria su un veicolo di provenienza illecita, operazione tesa ad ostacolare la provenienza illecita del veicolo, si applica l’art. 648/bis (riciclaggio), infatti il legislatore ha voluto reprimere sia le attività che si esplicano sul bene trasformandolo o modificandolo parzialmente, sia quelle altre che, senza incidere sulla cosa ovvero senza alterarne i dati esteriori, sono comunque di ostacolo per la ricerca della sua provenienza delittuosa.Le false targhe sono più utilizzate di quanto si creda, ovviamente vengono utilizzate quasi esclusivamente per esportare un veicolo di provenienza illecita oltre frontiera. Si tratta di veicoli messi in circolazione con targhe e documenti falsi e destinati quasi esclusivamente al mercato estero in quanto non registrabili in Italia quindi non commerciabili, e solo in un caso a quello nazionale. Nel caso dei veicoli destinati all’estero, si tratta di dotare il veicolo rubato di false targhe e documenti per consentire di lasciare il territorio nazionale. Il numero di telaio di solito rimane invariato, in quanto il veicolo rubato a poche ore dal furto lascia il territorio nazionale, a quel punto la denuncia di furto non è ancora stata formalizzata e comunque sicuramente non inserita al C.E.D., solo se passano diversi giorni dal momento del furto l’organizzazione procede alla contraffazione del telaio. Nel caso di veicoli destinati al mercato Italiano si tratta di una tecnica molto usata tra slavi, albanesi ed altri extracomunitari domiciliati temporaneamente in Italia, i veicoli sono destinati all’uso personale, non commerciabili e cedibili solo a persone a conoscenza della effettiva provenienza del veicolo. Vengono rubati veicoli di immatricolazione estera, il furto avviene all’estero o anche sul territorio nazionale, quindi muniti di falsi documenti di altro paese, ex Jugoslavia, Albania, Francia, Romania, circolano regolarmente in Italia nella maggior parte dei casi senza modificare il numero di telaio. Quest’ultima tecnica, molto utilizzata in passato, è stata praticamente stroncata con le nuove banche dati, SIS ed altre che consentono all’operatore di polizia attraverso il CED del Ministero dell’Interno di conoscere i veicoli rubati nel territorio dell’Unione Europea.Esistono stamperie specializzate che realizzano il cosiddetto "COMPLETO", il completo è composto da Targhe, carta di circolazione, targhetta del costruttore. Ma per rimanere sulle targhe bisogna dire che attualmente purtroppo non è molto difficile produrne basta acquistare in paesi come la Francia, Spagna, (dove abbiamo già detto che la fabbricazione delle targhe non è riservata allo Stato ma a privati), degli stampi commercializzati proprio a questo scopo. Con l’introduzione del modello europeo avendo a disposizione questi stampi si possono formare targhe del tutto identiche di ogni paese europeo. Per nostra fortuna quello che non sempre è identico all’originale è il materiale utilizzato.Si è già detto che la procedura per la realizzazione di una targa del modello europeo è alquanto complessa, relativamente semplice è reperire l’alluminio che comunque difficilmente avrà gli stessi requisiti dell’originale (tipo Al 99,5 UNI 9001 (gradazioni Hl 2,14 o 24) avente lo spessore di 1 mm circa), ma la cosa più difficile è riuscire a riprodurre la pellicola retroriflettente. I falsari più attenti e precisi sono riusciti a riprodurre una pellicola di buona fattura sufficientemente simile a quella originale, in altri casi più semplicemente si usa verniciare l’alluminio simulando anche le varie sigle (PGS).Vi sono poi anche in questo campo le alterazioni, ossia si utilizza una targa originale alla quale vengono alterati uno o due caratteri. Ad esempio voglio ricordare il caso eclatante delle targhe della ex Jugoslavia. Prima del 1991 tutte le targhe emesse dalla Repubblica Socialista Federale di Iugoslavia erano composte da due lettere che indicavano la sigla della città, la stella rossa, e numeri. Dopo il 1991 tutti gli Stati che formavano l’ex Jugoslavia emisero delle nuove targhe che sostanzialmente sostituivano la stella rossa con lo stemma dello Stato. Per diversi anni si sono utilizzate le vecchie targhe alterandole, si ribatteva la stella rossa in rilievo e si copriva con un adesivo riproducente lo stemma dello Stato. Per scoprire questa tecnica di alterazione è sufficiente controllare la targa nella sua parte posteriore, l’alluminio o comunque qualunque tipo di lamierato utilizzato recherà evidenti i segni della battitura. Un altro metodo veloce per scoprire se una targa è falsa è quello di aggredire la facciata con diluente alla nitro, che è del tutto inefficace sulle pellicole originali, mentre su quelle false o verniciate rimuove con facilità il fondo, evidenziando l’alluminio sottostante. Per concludere la solita raccomandazione, basta un pizzico di preparazione e volontà per ottenere degli ottimi risultati e soprattutto per non farci prendere in giro.

Ispettore Capo Polizia Stradale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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