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Tratto da IL CENTAURO anno 10
novembre/dicembre 2004 numero 91
L’avevo detto che
prima o poi ne avremmo parlato, si tratta di quello strano fenomeno che
già da qualche anno interessa l’incremento vertiginoso del furto e
riciclaggio di veicoli motorizzati a due ruote, rispetto alla
diminuzione dei furti di auto di cui il Centauro ha dato notizia nel
numero scorso.
In sostanza, a fronte di un calo notevole dei furti degli autoveicoli,
dal 1991 ad oggi la flessione netta è del 47%, corrisponde per i veicoli
a due ruote, in particolare i motocicli, una forte crescita. I furti
sono addirittura raddoppiati negli ultimi cinque anni dai 17.237 del
1999 ai 33.393 del 2003.

Anche i rinvenimenti sono percentualmente inferiori a quelli delle
automobili, tutto questo vuol dire che c’è un fenomeno nuovo,
interessate ed allarmante che forse è meglio valutare ed affrontare.
La prima considerazione da fare è che le moto negli anni sono diventate
più appetibili commercialmente rispetto al passato. In compenso le auto
sono sempre più difficili da rubare, e se consideriamo che il rischio e
le pene sono le stesse, questo ha creato una situazione per cui grosse
organizzazioni dedite al furto di auto, ma anche ad altri crimini,
hanno, per così dire, deciso di investire la loro capacità sui furti
delle moto piuttosto che sulle quattro ruote, anche se, voglio
precisare, non vi è alcuna prova che la criminalità organizzata sia
attualmente coinvolta in questo particolare settore. Già in passato però
avevo lanciato l’allarme, in sostanza, nel corso di alcune indagini di
polizia giudiziaria, si era notato che lo spessore criminale di alcuni
personaggi implicati in indagini sul furto di questo tipo di veicoli, si
era notevolmente elevato, voleva dire che qualcuno vedeva, in questo
particolare fenomeno criminale, un nuovo business. Non ci vuole molto a
constatare che i prezzi delle due ruote sono cresciuti e oggi sono
paragonabili a quelli di un’automobile di media cilindrata (per
acquistare l’ammiraglia di una nota casa costruttrice motociclistica
italiana bisogna sborsare 17.500 euro) e che le moto sono anche più
facili da rubare, sia perché sono facilmente trasportabili e possono
essere caricate su un furgone, sia perché gli antifurto utilizzati sono
tecnologicamente meno sofisticati di quelli delle automobili.
Non tutte le moto hanno l’Immobilizer, e anche quelle che ce l’hanno
istallano una versione meno sofisticata di quelli ormai montati sulle
autovetture di alto livello. Intendiamoci, non è solo una colpa delle
case costruttrici, anzi sembra che alcune di queste abbiano preso forte
coscienza del problema e stiano muovendosi per proteggere i loro veicoli
contro i furti. Sono solo leggi di mercato, che impediscono di spendere
troppo nella scelta dei componenti specialmente per quanto riguarda gli
scooter e le moto di gamma inferiore. Ma si dovrebbe capire che così
facendo non si lascia l’utente in balia delle organizzazioni criminali
per le quali sono “ridicoli” i sistemi di chiusura e antifurto oggi
utilizzati.
Sul fenomeno furti di motocicli incide il fattore riciclaggio delle
parti di ricambio. Per questo tipo di veicoli questo fenomeno criminale
è molto diffuso quanto sottovalutato. Esistono dei dissuasori o
marcatori che renderebbero sicuri i veicoli a due ruote anche da questo
rischio, ma molte case costruttrici non hanno ancora compreso il rischio
di questo fenomeno e l’enorme danno che ne deriva in ragione di mancate
vendite di parti di ricambio. Oggi non viene fatto praticamente nulla
per dotare il veicolo di questi sistemi.
Poco utili i classici antifurti meccanici. Intanto da noi ci sono rare
aree di sosta attrezzate specificamente per le moto, come invece ci sono
sia a Parigi che a Londra e in altre città europee. Lì nei parcheggi
riservati a questi veicoli ci sono degli anelli ancorati al suolo ai
quali si possono agganciare le catene delle moto, tanto per rendere la
vita più difficile ai ladri. Da noi niente. Così è estremamente facile
prelevare e caricare il veicolo direttamente su un furgone. Senza
contare che, comunque, un ladro bravo, per aprire un antifurto meccanico
impiega giusto qualche attimo in più, soprattutto con i vecchi
lucchetti, quelli privi di omologazione europea, che si aprono con
estrema facilità.
Qualcosa in più per proteggere le nostre moto si puo fare. Come ho gia
accennato, credo che per il futuro si debba puntare nella dissuasione,
negli antifurto elettronici a marcatura, tipo il Datatag. Cito questo
modello in particolare, perché posso certificare personalmente sulla
serietà della ditta e soprattutto perché in Italia gli scanner che
identificano questo prodotto sono in dotazione ai corpi di Polizia.
Purtroppo i produttori sono diversi, ad esempio Alpha scientifico è
installato di serie sui veicoli di una nota casa giapponese, la Datadot
è utilizzata dalla BMW Australia, ma anche altri, ma non essendo
disponibili degli appositi rilevatori, sono praticamente inutili.
Con il Datatag i componenti principali della moto sono marchiati
indelebilmente con dei marchi elettronici chiamati trasponder i quali
vengono installati in posti difficilmente accessibili e in caso di
rimozione danneggerebbero gravemente le parti protette rendendole prive
di valore. Oltre ai trasponder il sistema prevede anche la marchiatura
di altre parti del veicolo. Questo da una parte scoraggia il ladro dal
furto, dall’atra facilita le forze di polizia nell’identificazione del
veicolo rubato. Lo scanner Datatag è stato fornito in dotazione a ogni
reparto della Polstrada e ad ogni Questura. Esistono almeno due
apparecchi per ogni provincia. Il problema è che in Italia ci sono
ancora poche installazioni. Personalmente ho fatto dei servizi specifici
utilizzando lo scanner negli autodromi in occasione dei gran premi a
Imola e Misano, e ho trovato un numero elevato di moto straniere con il
Datatag. Da noi sono pochissime. E non si è ancora attivato quell’effetto
dissuasione sui ladri che invece è partito con forza in Inghilterra,
dove il Datatag esiste da molti anni e dove addirittura viene quasi
imposto ai costruttori. La Piaggio ad esempio so che ne dota di serie
tutti i veicoli destinati al Regno Unito, per tutte le altre case
costruttrici sarebbe auspicabile un intervento in tal senso anche per il
mercato italiano. Anche i possessori di moto, però, debbono fare
attenzione ai loro mezzi. A Rimini, zona in cui presto servizio, basta
fare un giro sul lungomare per vedere moto da 15.000 euro posteggiate e
protette con un lucchettino da 10 euro. Questo significa andarsela a
cercare. Ci sono poi i cosiddetti antifurti satellitari che funzionano
bene con le automobili, costosi ma molto efficaci, questi dispositivi
tengono il veicolo costantemente sotto controllo grazie al sistema di
rilevazione effettuato dai satelliti GPS orbitanti attorno alla terra.
Per un ladro sarà difficile seminarli.
È per questo che,
paradossalmente, per appropriarsi delle automobili si stanno diffondendo
le rapine in villa e in autostrada. O si dispone della chiave originale
oppure le autovetture dotate di questi sistemi sono difficili da rubare.
Per le moto invece non è la stessa cosa. Il discorso è sempre lo stesso,
una moto anche da ferma e con l’antifurto attivato, può essere caricata
su un furgone ben schermato che parte subito facendo perdere le tracce.
Poi, anche in movimento e con calma, basta un minimo di attrezzatura
all’interno del furgone e un tecnico per disattivare il satellitare, e
renderlo del tutto inefficace. Comunque ben vengano nuove installazioni,
tutto può servire per arginale il dilagante fenomeno.
Le forze dell’ordine fanno già molto, pur in presenza di carenza di
uomini e materiali, è però notevolmente accresciuto l’impegno nel
contrasto di questo fenomeno criminale, alcune importanti indagini di
polizia giudiziaria (anche attualmente in corso) lo testimoniano. In
particolare però mi piace segnalare che è in fase di realizzazione la
nuova versione di EUVID (European Vehicle Identification Database) che,
tra l'altro, conterrà i dati dei Motoveicoli prodotti da alcune case
costruttrici italiane Ducati, Aprilia e Piaggio assieme ad alcuni
modelli di autovetture della Ferrari, Maserati e Lamborghini. Si tratta
naturalmente di case costruttrici non presenti nelle precedenti
versioni.
Questo è di un ausilio importante per gli operatori di tutte le forze di
Polizia nella fase di controllo di veicoli sospetti, per capire se il
numero di telaio è stato contraffatto o i pezzi sono compatibili fra
loro o se, piuttosto, si trovano di fronte a un veicolo dove sono
montati dei pezzi provenienti da altre serie di veicoli.
Per la realizzazione delle nuove schede è al lavoro un gruppo formato da
appartenenti alla Polizia Stradale italiana, in particolare di Rimini e
Bolzano, coordinati dalla Divisione III di Polizia Giudiziaria
nell’ambito del Servizio Polizia Stradale.
Ho la fortuna di far parte di questo gruppo di lavoro e mi sto occupando
della realizzazione delle schede di controllo, voglio per questo
ringraziare pubblicamente le case costruttrici italiane che stanno
collaborando fornendo un notevole contributo.
Però, lo ripeto, serve che anche gli utenti facciano il più possibile
per scoraggiare i ladri.
Spero che serva il seguente decalogo, già da tempo pubblicato sul nostro
sito
www.vehicle-documents.it

Ispettore Capo Polizia Stradale
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