|
Tratto da IL CENTAURO anno 12 ottobre 2006 numero
107
Come di
solito accade tutto cambia e si evolve, così è successo anche per il
fenomeno criminale del furto e riciclaggio dei veicoli, ma a quanto
sembra, leggendo le recenti statistiche, il risultato è rimasto lo
stesso.
Che
nostalgia di quei mitici e ruspanti ladri d’auto di una volta, quelli
che li fermavi in piena notte per un semplice controllo e in macchina
avevano una vera e propria ferramenta ambulante, si chiamavano “attrezzi
atti allo scasso”, ora sono in fase di estinzione, nella migliore delle
ipotesi si trattava di spadini, false chiavi, piedi di porco, frutto
della migliore tradizione artigianale, ma cerano anche i più disperati
che utilizzavano grossi cacciavite con i quali massacravano le serrature
fino alla loro apertura.
I più
apatici, o forse concreti, trovavano più semplice infrangere uno dei
cristalli, perchè fare tanta fatica quando non c’è bisogno.
Poi,
introdotti all’interno del veicolo, bastava strappare e collegare i fili
poco prima del blocco delle messa in moto, e via a tutta velocità dal
taroccatore di turno.
Nessuna
fatica e professionalità tanto che i nomadi slavi avevano fatto del
furto d’auto una delle loro più redditizie attività, con il frutto del
loro disonesto lavoro sono cresciute intere generazioni.
Persino
io, naturalmente al solo scopo didattico, con qualche piccolo attrezzo,
ero riuscito ad acquisire la tecnica riuscendo ad aprire più di una
marca di autovettura, per essere sincero non feci una grossa fatica ad
apprendere.
La
verità è che all’epoca era semplicissimo rubare un’auto, poi sono
arrivate le nuove serrature, gli antifurti e soprattutto gli immobilizer
e altre sicurezze e così altri metodi sono stati adottati, nuovi ladri e
soprattutto altre organizzazioni criminali.
L’abbiamo gia detto la vera svolta si sintetizza in una parola “IMMOBBILIZER”,
era l’ormai lontano 1995, quando su la maggior parte della produzione
furono montati gli immobilizer, cioè di un dispositivo elettronico che
blocca la centralina dell'iniezione del motore se nel blocchetto di
avviamento non si inserisce la chiave originale. Chiave che si fa
riconoscere dal sistema perché ha al proprio interno un piccolo
trasmettitore (il cosiddetto transponder), che invia un segnale cifrato
non appena viene a contatto col blocchetto.
Una
rivoluzione rispetto agli antifurti elettronici precedenti, che non
bloccavano la centralina: più semplicemente, interrompevano i circuiti
elettrici che portavano a essa, ma i ladri avevano ormai imparato ad
aggirare queste interruzioni.
Ricordo
che in quegli anni sembrò di aver risolto il problema, basta guardare la
statistica di allora:-
|
1990 |
305.857
|
|
1991 |
367.252
|
|
1992 |
324.384
|
|
1993 |
282.067 |
|
1994 |
269.515
|
Poi nel 1995 con
277.433 furti un’inversione di tendenza e soprattutto l’impennata del
1996 che riportò i furti a 305.036.
Molto semplicemente voleva
dire che i vecchi ladri erano stati messi in “pensione” e che i nuovi
avevano imparato a violare il nuovo dispositivo
IMMOBBILIZER, sostanzialmente
in due modi: copiando il segnale in codice trasmesso dalla chiave,
oppure sostituendo alla centralina originale del motore un'altra priva
di blocco, che si procuravano con una certa facilità soprattutto per le
vetture di fabbricazione italiana.
Poi,
intorno al ’97, i costruttori hanno cominciato a montare immobilizer più
sofisticati, che rendono estremamente difficile qualsiasi copiatura,
così i furti sono diminuiti, mantenendosi sempre sotto ai 300.000, ma i
ladri più abili, per fortuna non tanti, hanno già pronta la contromossa.
Manomettono la centralina dell'iniezione, attivando il programma di
funzionamento d'emergenza che esclude l'intervento dell’immobilizer.
Il
problema grosso per le organizzazioni criminali è che per svolgere
queste operazioni ci vuole, personale specializzato, attrezzatura
sofisticata e soprattutto tempo, così si doveva pur trovare altri metodi
meno complicati.
Sempre in quegli anni, a complicare
la vita ai ladri, facevano la loro comparsa i
sistemi antifurto con localizzazione satellitare, anche questi una vera
rivoluzione.
In sostanza
nell’automobile viene montato un sistema che consente la localizzazione
satellitare del veicolo. Ogni volta che l'auto è utilizzata, il sistema
chiede al conducente di inserire un codice di sblocco. Se questo codice
non è inserito non esiste modo di spostare l'auto all'insaputa del
sistema.
Il sistema dispone di
sensori in grado di rilevare il sollevamento e lo spostamento della
vettura, nonché la manomissione dell'impianto elettrico. Se l’auto viene
rimossa con un carro attrezzi, il sistema entra in funzione.
Il problema, tuttora,
è il costo elevato del sistema che scoraggia una applicazione di massa
così che, secondo me, senza nulla togliere all’efficacia del sistema,
non si può dire che questo abbia inciso in modo determinante nel calo
dei furti.
Stà di
fatto che tra immobilizer e satellitari la musica era cambiata,
bisognava assolutamente trovare altri metodi per rubare una autovettura,
sì perché le organizzazioni criminali, soprattutto quelle estere, non
potevano fare a meno di un’attività così lucrativa, anzi l’attività
criminale di cui parliamo non è solo molto redditizia, ma non ha rivali
se si valuta il rapporto tra guadagno e rischio.
Il
grosso guadagno al minimo rischio ha presto interessato non solo grosse
organizzazioni di mezzo mondo, ma anche balordi d’ogni risma che
dovevano però risolvere il problema degli immobilizer più sofisticati.
Per
questo oggi ci troviamo di fronte a tecniche di furto più semplici ma
cruente che destano grave allarme sociale, i veicoli sottratti con
violenza destano preoccupazione ormai in tutta Europa.
Il
vantaggio per le organizzazioni criminali che adottano queste nuove
tecniche è evidente, si ottiene con molta facilità il veicolo di cui si
ha bisogno compreso di chiavi originali. Nessun danno al veicolo che
mantiene integri ed originali tutti i suoi componenti, nessun tecnico
basta un qualunque balordo.
Una di queste è una
tecnica “corsara”, ovvero servendosi di un’altra vettura si costringe la
preda a fermarsi a seguito di un banale urto, ed ecco che
improvvisamente all’arrembaggio, il ladro si impossessa della super car
e si dilegua.
Si registrano anche
casi, per fortuna pochi, di vere e proprie rapine in cui, una volta
indotto ad arrestare la marcia, il proprietario del veicolo oggetto
delle attenzioni dei delinquenti ridotto all’impotenza dietro minaccia,
ed in alcuni frangenti subendo lesioni, viene derubato della propria
auto. In tale ambito vanno ad inquadrarsi anche tutti i casi di vetture
sottratte a seguito del triste fenomeno delle rapine nelle ville, dove
spesso l’obiettivo delle bande di criminali non è solo l’argenteria di
famiglia ma anche e soprattutto ciò che è parcheggiato nel vialetto o
dentro al box auto.
I veicoli sottratti
con queste tecniche, ma meglio sarebbe definirle azioni criminali in cui
il delinquente ha accettato fin dal primo momento di mettere in gioco
l’incolumità e la vita delle persone, sono solitamente autovetture di
consistente valore economico, immatricolate quasi sempre da non più di
dodici mesi, super accessoriate e disponibili nei colori più richiesti
dal mercato, illecito s’intende!
A capo
di queste organizzazioni soprattutto albanesi che in poche ore dal furto
imbarcano il veicolo per il loro paese, come si è detto si tratta di
veicoli integri e con tutti i componenti originali.
Per fortuna rimangono
ancora tecniche meno cruente, infatti, in più casi vetture di
consistente valore economico sono state sottratte ai legittimi
proprietari che si erano allontanati per non più di qualche istante
dall’auto per acquistare un giornale o un pacchetto di sigarette,
lasciando imprudentemente la vittima inerme, con le chiavi inserite nel
quadro d’accensione.
Ci sono
anche organizzazioni nostrane che si sono specializzate nei furti presso
le concessionarie, si tratta di una sorta di furto con destrezza, in
sostanza batterie di ladri formata da non meno di tre persone, si
presenta presso la concessionaria in normale orario di vendita.
Qui, di
solito uno rimane in auto, gli altri fingono di interessarsi
all’acquisto di un veicolo, mentre uno distrae il venditore l’altro si
introduce nell’ufficio ove sono custodite le chiavi di tutte le auto nel
piazzale.
Qui
sottrae la chiave che gli interessa ed il gioco è fatto, non basta che
aspettare il momento buono per rubare l’auto, con un pò di fortuna il
malcapitato si accorgerà del furto anche con parecchi giorni di ritardo.
In fine
c’è quello che io definisco la vera spina nel fianco, ossia le truffe in
danno delle compagnie di assicurazioni o lising, ossia il veicolo
sottratto dallo stesso proprietario che dopo averlo esportato ne
denuncia falsamente il furto, o quello che dopo averlo seriamente
danneggiato non trova di meglio da fare che farlo sparire e denunciare
falsamente il furto.
Come si
è potuto notare, cruente o no, sono tutte tecniche adottate al solo
scopo di aggirare i sistemi antifurto che oggi rendono praticamente
impossibile il furto.
Ma facciamo un passo indietro, se diamo per scontato che
l’andamento decrescente dei furti dal 1996 al 2004 è dovuto
sostanzialmente all’utilizzo di efficienti antifurto e se le
organizzazioni criminali si sono evolute cercando di aggirare questi
sistemi, nel 2005, dopo sei anni, si inverte la tendenza, con 188.540
furti rispetto ai 182.470 del 2004, si torna a salire del 3,32%, è
evidente che bisogna insistere su questa strada e auspicare che le case
costruttrici utilizzino nuovi sistemi che rendono più difficile il furto
ma soprattutto antieconomico l’intervento di riciclaggio degli stessi.
In
sostanza bisogna lavorare su due fronti:
Purtroppo non vedo un grande entusiasmo da parte delle case
costruttrici specialmente in un periodo di crisi come questo, con una
produzione attorno ai sessanta milioni di pezzi all’anno, tra vetture e
veicoli pesanti, e l’impiego di milioni di lavoratori nel mondo,
l’industria dell’auto occupa tuttora un posto di tutto rilievo nelle
economie dei paesi sviluppati, attorno al 10 per cento del prodotto
interno lordo, e svolge un ruolo importante anche sotto il profilo
sociale e politico. Ma quest’attività, nata all’inizio del 1900 e che è
stata capace di superare le diverse temperie del capitalismo occorse nel
ventesimo secolo, oggi mostra la corda. I margini di profitto medio
appaiono in discesa irrefrenabile, passati da più del 20 per cento
all’epoca della sua giovinezza, negli anni Venti, a valori attorno al 10
per cento durante il boom del secondo dopoguerra (anni Sessanta) fino a
scendere attualmente a meno del 5 per cento, con bilanci che per alcune
grandi case continuano a rimanere in rosso.
Nuovi
sistemi per meglio proteggere i veicoli dai furti sarebbero già pronti,
ma in questa situazione le casa costruttrici non hanno il coraggio di
affrontare nuovi investimenti.
Ad esempio credo
tantissimo nel DATATAG, un sistema particolarissimo che può essere
classificato tra i sistemi dissuasori, inoltre consente l'esatta
identificazione del veicolo nonostante a questi siano stati sostituiti i
dati di identificazione.
Come le
invenzioni e le idee migliori, Datatag è semplice nel concetto, ma
utilizza le tecnologie avanzate dell'identificazione permanente per
proteggere ogni tipo di veicolo, il concetto è quello di rendere sicuro
il veicolo con una serie di marcatori che lo renderanno facilmente
individuabile.
Da anni le forze di
polizia di tutto il mondo auspicano maggiore collaborazione da parte
delle case costruttrici alle quali viene chiesto di istallare sul
veicolo diversi sistemi che consentano in fase di controllo
l'identificazione veloce e certa. Ora la tecnologia esiste ed è
efficiente si tratta di istallarla sul numero maggiore di veicoli.
Prenderemo in
considerazione il prodotto della ditta DATATAG, in quanto è quella che
ha fornito alle forze dell'ordine in Italia e all'estero gli scanner che
consentono di "leggere" il sistema. In sostanza si tratta di diverse
marchiature sia di carattere dissuasivo che identificativo che di
seguito analizziamo in particolare.
La
storia del Sistema Datatag, comincia circa 13 anni fa in Inghilterra. La
Yamaha Motor U.K. - interamente posseduta dalla Mitsui & Co. - per
fronteggiare la crisi delle vendite dei motoveicoli negli anni novanta
(determinata anche all’aumento delle polizze assicurative contro il
furto, in funzione del crescente numero dei furti), decise di progettare
un sistema che rendesse il motoveicolo “non conveniente” da rubare per
il ladro, identificandone il maggior numero di pezzi possibile,
rendendolo difficilmente riciclabile.
Lo
Scanner Datatag, poiché lavora con emissione di segnali a breve distanza
e trasmette in linguaggio “cripto”, è in grado di garantire l’assoluta
assenza d’errore durante la fase di rilevamento e lettura dei codici
contenuti nei transponders (microchip): i codici contenuti nei
transponders Datatag non possono essere modificati, alterati o rimossi
in nessun modo, se non danneggiando irrimediabilmente la componente
sulla quale sono stati istallati.
Qualora
l’Operatore di Polizia, durante un controllo, riscontrasse che uno dei
codici rilevati su un pezzo di un motoveicolo o di un’autovettura fosse
rubato, può procedere al fermo del sospettato: se nella banca dati
Datatag è stato assegnato il “fattore furto” a quel preciso codice,
significa che chi ha eseguito tale assegnazione, ha precedentemente
ricevuto una copia della denuncia di furto sporta dal proprietario del
veicolo, presso l’Autorità competente.
Semplice
vero, semplice e poco costoso, sarà per questo che nessuna casa
costruttrice di moto e autovetture in Italia utilizza questo sistema,
l’inverosimile si ha quando PIAGGIO il più grande fornitore di scooter
d'Europa ci fa sapere che monta su tutti gli scooters di Piaggio, Gilera
e Vespa il sistema Datatag, si ma solo per quelli destinati al mercato
del Regno Unito, e in Italia ?????.
Ovviamente la Polizia inglese ha già plaudito all’iniziativa definendola
una pietra miliare per la lotta al furto di questi veicoli, beati loro.
Da noi
invece continua lo stillicidio, nonostante l’impegno di tutte le squadre
investigative continua l’incremento anche nel 2005 con 38.043 motocicli
rubati, +8,45% rispetto al 2004. I furti sono addirittura raddoppiati
rispetto ai 18.890 del 2000, anche se si deve considerare il sensibile
aumento del parco. Lazio in testa con 9.051, seguono Campania con 6.314
(ma in calo) e Lombardia 5.301. Per i ciclomotori invece va meglio e
prevedo che le cose continueranno a migliorare dato le recenti
introduzione normative su cui dirò in un prossimo articolo.
Noi comunque rimaniamo in
fiduciosa attesa, gli Scanner li abbiamo, anche la voglia di usarli non
ci manca, aspettiamo solo che qualche costruttore si faccia avanti, ma in
questa situazione mi sa che ci dobbiamo mettere il cuore in pace, e
istallare questi sistemi a nostre spese, forse con qualche decina di
euro e un pò di attenzione in più a come parcheggiamo il nostro veicolo,
salvano un capitale di qualche migliaio di euro, che dite ne vale la
pena ???.
Ispettore Capo Polizia Stradale
|