Qui ha inizio il viaggio nella complessa ed
articolata materia, concernente le investigazioni di polizia
giudiziaria nell’ambito del traffico dei veicoli stradali di
illecita provenienza.
Non tutti, e forse anche alcuni addetti ai lavori,
sono a conoscenza del fatto che attualmente il traffico illecito di
veicoli, rubati e riciclati, assieme a quello degli stupefacenti, delle
armi e della tratta di esseri umani, è il crimine più diffuso a livello
planetario.
Tale traffico consente ad agguerrite
organizzazioni criminali di ricavare guadagni stimati in centinaia di
milioni di euro. Basti pensare, ad esempio, al fatto che attualmente,
solo per quanto concerne il nostro Paese, si stima un giro d’affari che
supera di gran lunga gli oltre quindici milioni di euro annui, onde per
cui, organizzazioni criminali in passato dedite ad altre illecite
attività, riconvertitesi, ne hanno fatto il loro principale business,
consentendo a centinaia di delinquenti di vivere, quasi indisturbati,
del prodotto di tali illecite condotte.
Nell’ambito delle attività istituzionali volte a
contrastare le fenomenologie legate al traffico di veicoli riciclati,
sono emersi chiari ed inequivocabili intrecci tra bande di trafficanti
di veicoli ed organizzazioni malavitose di stampo mafioso che
garantivano le dovute coperture, laddove le strutture dei trafficanti
non fossero da ritenersi “costole” ovvero affiliati a ‘ndrine, famiglie
e/o cosche legate a tali organizzazioni criminali (‘ndrangheta
calabrese, mafia siciliana, sacra corona pugliese, camorra campana,
ecc.).
A tal proposito tipici risultarono anni fa, i
legami tra trafficanti di veicoli i quali venivano pagati in armi o
stupefacenti, se non addirittura con esseri umani da destinare alla
prostituzione, laddove non avveniva il fenomeno inverso da e per il
nostro Paese.
Quindi la portata del fenomeno, non appare da
poter essere relegata al singolo episodio afferente l’individuazione del
singolo “pezzo” oggetto del riciclaggio, ma dalle indagini che
riguardano quel singolo veicolo sarebbe auspicabile poter intrecciare
dati, nomi, fatti e circostanze tali da poter risalire ai canali di
illecita provenienza di quel bene.
Negli anni ’70 quasi timidamente, nel reverenziale
timore di poter essere considerati poliziotti di serie “B”, nacquero
presso i Compartimenti Polizia Stradale (capoluoghi di regione) le prime
squadre investigative che si approcciavano alle fenomenologie legate
alla diffusa illegalità in materia di circolazione stradale, tracciando
la strada maestra, poi seguita da molti di noi, che ha condotto
all’attuale struttura investigativa della Specialità, anche se ancor
prima in ogni Reparto di Polizia Stradale spesso era l’ufficio
infortunistica, ovvero il Comandante del Distaccamento, ad occuparsi in
prima persona di ogni problematica legata all’attività investigativa
che, diciamocelo francamente, vuoi per la specificità del settore, vuoi
perché in quel tempo era di rigore investigare in uniforme, venivano
considerati settori marginali rispetto alle attività tipiche delle
Squadre più blasonate in seno ad altre strutture di polizia.
Da allora la Polizia Stradale, è proprio il caso
di dirlo, di strada ne ha fatta, eccome… oggi in ogni Sezione Polizia
Stradale (capoluoghi di provincia) i Nostri colleghi non sono secondi a
nessuno in quanto a preparazione, professionalità e, perché no! anche ad
intuito investigativo.
Non è raro, nell’attuale contesto, verificare sul
campo come in diverse occasioni le Procure della Repubblica procedenti,
attesa l’alta professionalità dimostrata da molti di noi, abbiano
affidato alle squadre di p.g. della Specialità importanti incarichi
d’investigazione in ordine ad indagini già avviate anche da altre Forze
di Polizia.
Non è un caso se, spesso, molti appartenenti alle
Squadre investigative della Specialità sono consulenti del P.M., ovvero
nello specifico settore di intervento sono da considerare veri e propri
punti di riferimento a livello provinciale, regionale ed anche nazionale
nell’ambito delle indagini di settore che, in alcuni casi anche
abbastanza recenti, si sono spostate anche oltre confine.
Malgrado tutte le difficoltà iniziali, gli uomini
delle Nostre Squadre di p.g. sono il più importante punto di riferimento
per TUTTE le altre Forze di Polizia che, almeno in questo settore
specifico, ci riconoscono stima, competenza e preparazione
professionale, riconoscimento questo più unico che raro nella perenne
competizione tra le forze in campo.
Il presente manuale, comunque, al di là dei
compiti Istituzionali di ogni Forza di Polizia, è destinato a tutti
coloro i quali quotidianamente si confrontano con la realtà del
controllo del territorio, infatti da addetti ai lavori, passateci il
termine, riteniamo che tutto ciò che passa su strada, prima di Noi,
viene visto, captato, controllato e verificato dagli “uomini in
divisa” che diuturnamente garantiscono la nostra sicurezza.
Pensate un po’ che soddisfazione per una pattuglia
“ordinaria”, durante l’espletamento del servizio di controllo del
territorio, giungere all’individuazione di un “tarocco” classico!
Il testo che segue, sfrondato il più possibile dei
codicismi che lo avrebbero appesantito e reso poco agile, seguendo uno
schema che va dalla nascita del veicolo all’attività di verifica degli
identificativi, per poi passare all’analisi della ricerca della prova,
secondo le Nostre aspettative è destinato non solo al personale esperto
delle Squadre investigative di tutte le Forze di Polizia, ma anche e
soprattutto ai neofiti della materia i quali potranno avere un approccio
il più esauriente possibile, in un settore d’intervento così articolato,
come quello delle prime investigazioni in ordine a veicoli di illecita
provenienza.
A nostro avviso, come recita la circolare del
Ministero dell’Interno n. 300/A/22033/123/2/27 del 06 marzo 2000: …
“L’azione di contrasto non può, inoltre, fare unicamente affidamento
sulla struttura investigativa, dovendo ricevere il necessario concorso
degli operatori impegnati nell’attività di vigilanza stradale. Detto
personale dovrà essere stimolato ad effettuare più numerosi ed incisivi
controlli di polizia giudiziaria nei confronti dei veicoli e dei loro
occupanti. A tal fine, dovrà essere adeguatamente addestrato in
occasione delle giornate destinate all’aggiornamento professionale
proprio dagli operatori di polizia giudiziaria maggiormente esperti
nello specifico settore”.
In pratica, al fine di contrastare adeguatamente
il fenomeno, è indispensabile che cambi la mentalità dell’operatore di
polizia stradale il quale, senza assolutamente abbandonare i primari
compiti d’istituto (attività infortunistica, contravvenzionale,
soccorso, ecc.), dovrà sempre di più operare a 360 gradi al fine di
apportare un necessario ed indispensabile contributo alle strutture
investigative.
Ovviamente attraverso queste pagine non abbiamo la
pretesa di esaurire l’argomento, infatti la casistica e, permettetecelo,
l’esperienza ci insegna che ogni giorno nasce una nuova tecnica, un
nuovo modo di raggirare o eludere un controllo, auspichiamo però che
attraverso questo manuale ciascuno di Voi possa trarre un accrescimento
professionale nell’ambito delle rispettive attribuzioni.
Non è nostra intenzione quella di far divenire
ogni poliziotto, carabiniere, finanziere, agente di polizia locale o
municipale un provetto investigatore nell’ambito del furto e riciclaggio
dei veicoli ma crediamo fortemente che solo attraverso la formazione di
base, si possa contribuire a far sì che nessuno su strada possa tentare
di prenderci per il naso!